Stampa Alternativa raccoglie in un volume i capitoli del Manuale dell’Intellettuale, che Luciano Bianciardi pubblicò a puntate su ABC nel 1967. Si può comprare il libro a 9 euro oppure scaricarlo gratuitamente in formato PDF. Leggete qui per i dettagli.
Complimenti a Stampa Alternativa.
Pubblicato il 30 10 2008 - 15:26 ˜
Ieri sera, nella bellissima partita Palermo-Fiorentina, Gilardino ha fatto un gol di mano che l’arbitro ha convalidato, e quando la palla è entrata ha esultato come se niente fosse. Molti commentatori sportivi hanno subito condannato il suo comportamento ed hanno concluso che Gilardino ha perso un’ottima occasione per fare un bel gesto di lealtà, e la lealtà è un valore importante, e se non si inizia a cambiare gli atteggiamenti in campo il calcio malato non guarirà mai, e i giocatori dovrebbero dare il buon esempio che tutti li guardano e bla bla bla.
Ora, invito tutti gli appassionati di calcio ad immaginare il seguente scenario, e poi a rispondere sinceramente ad una domanda.
Siamo nella finale dei mondiali del 2010, Italia-Francia.
I francesi vincono 2-1. Hanno segnato il gol del vantaggio con un rigore molto contestato e siamo già al secondo di 4 minuti di recupero. L’Italia attacca a testa bassa, e Gilardino segna un gol identico a quello di ieri sera col Palermo. L’arbitro convalida ed indica il centrocampo, i tifosi italiani impazziscono di gioia. Si andrà ai supplementari. I compagni corrono ad abbracciare Gilardino, ma lui non esulta. Appare invece molto turbato. Con la faccia seria, allontana i compagni perplessi e corre verso l’arbitro. Gli spiega che in realtà ha segnato con la mano, quindi il gol non è valido. L’arbitro si complimenta con lui ed annulla il gol. Un minuto dopo, la partita finisce e i francesi alzano la coppa del mondo.
La domanda è: in quale continente dovrebbe trasferirsi Gilardino dopo quella partita?
- Oceania
- Asia
- Sud America
Pubblicato il 27 10 2008 - 15:26 ˜
C‘è un grande affluenza su facebook, ultimamente. Devono averne parlato al telegiornale, o qualcosa di simile. Gente che non vedevo da 15 anni, o anche più, mi ha chiesto amicizia. E tramite loro sono entrato in contatto con un gran numero di studenti della mia vecchia scuola. Mi ha fatto piacere salutare persone che mi ricordano un bel periodo. Le foto però sono un po’ inquietanti. Gli uomini sono diventati pelati, o ingrassati. O entrambe le cose. Le donne, sembrano le loro stesse zie.
Gli anni passano, insomma. La considerazione è banale, di sicuro, ma anche terribile se ci pensate per bene.
E se ci metto i versi di Dante, quello che è ovvio diventa sublime, e ancora più impressionante.

La Divina Commedia di Dante Alighieri
Pubblicato il 9 10 2008 - 17:24 ˜
Ho letto un’ intervista a Pasquale Panella, che doveva raccontare qualcosa della sua collaborazione con Battisti. Come i suoi testi, anche le sue risposte sono difficili da ridurre ad un significato concreto. Non si capisce quasi niente, insomma. Ma si capisce che fa di tutto per parlare il meno possibile di Battisti, e il più possibile di sé. E non si può certo accusarlo di essere troppo umile. Ecco come inizia l’intervista.
Come iniziò e come finì tra lei e Battisti?
Per quel che mi riguarda inizia come finisce, cioè forzatamente. Parliamoci chiaro: parlando di canzoni io non sono affatto adeguato. Per me scrivere le canzoni è come fare le rapine. C’è un mondo abbastanza imbecille da farsi uscire i soldi dalle tasche, senza nemmeno dover andar lì a mano armata. Io che nella vita non ho fatto altro che pensare a scrivere, anzi non ho fatto altro che non pensare a scrivere, so che basta appoggiare la mano sui tasti della macchina da scrivere, come si fa su quelli di un pianoforte, e fai uscire quattro parole. Ma se ciò non è preceduto da una continua elaborazione della scrittura precedente, non esiste scrivere. A me della canzone non me ne è mai importato nulla. Mi sono avvicinato alla canzone giusto per ascoltare quattro dischi, quelli che facevo, magari nemmeno a casa ma in in studio di registrazione, mentre si elaborava. Oggi sono molto annoiato, perfino dall’ascolto di me stesso.
E poi ancora:
Non esiste un autore di canzoni che non sia stato pubbblico della canzone. Chi fa canzoni è un ascoltatore, e lo sarà per sempre. Io non ho mai ascoltato canzoni, ho scritto in assenza di suono, come Beethoven. Ecco perché ho scritto prima di ascoltare la canzone, perché io non la sento. O si vivono vite notevoli, o si ascoltano (si fanno) le canzoni. Io sono elusivo perché son sordo.
Ed ecco un ultimo passaggio, significativo:
Dopo la vostra prima collaborazione, quella di Don Giovanni, lei non scrisse più testi sulle melodie di Battisti, ma fu lui a musicare i suoi testi. Perché invertiste il metodo?
Invertire il metodo è stata una mia richiesta, perché in Don Giovanni la presunzione di canzone era ancora forte. A me piaceva stabilire un diritto di prima notte, che una canzone uscisse già fatta, che uno se la fosse già fatta, in tutti i sensi, o signora, coi suoi difetti. Tutti quelli che ascoltano canzoni sono puritani, mormoni, una cosa tremenda. La canzone è piena di piccoli ma ferrei codici, molto morali. La canzone è il tentativo di darsi una morale. Altri si danno una calmata, questi una morale. Perciò la canzone esiste sempre, e tutti i governi in fondo la tollerano, ed essa ha con loro traffici illeciti. Una volta degli amici facevano una festa con le canzoni di Dylan, era venti o trent’anni fa. Chiedo: ma che dice questo? Andai a guardare, e mi sembrò un chierichetto. Noi italiani siamo abbastanza svezzati, gente come napoletani e romani, gente che circonda il Vaticano: quelli di Dylan mi sembrarono testi di uno scadente spiritualismo. Nessuno era d’accordo, tutti credevano che fossero gran cose. Solo dopo trent’anni, andandolo a rileggere, se ne rendono conto, forse perché lo hanno visto piegarsi davanti al papa. Sembravano canzoni di grande assalto, ma non era vero: canzoni mormoni, piegate, molto moraleggianti.
L’impressione che ho e che Panella si sia un po’ stufato di essere interpellato solo a proposito di Battisti, e abbia voglia di parlare di sé, della sua arte, di rivendicare il suo ruolo nella coppia e soprattutto il suo ruolo da solo. E di sminuire l’arte della canzone in generale, già che c‘è.
Io gli vorrei dire, a Pasquale Panella, che a noi invece interessano le sua parole solo se le canta Battisti, o se ci fanno capire qualcosa in più di Battisti. Per il resto, chi se ne frega. L’artista non era lui, se ne faccia una ragione. Era uno che passava di lì, ed ha avuto la grande fortuna di collaborare con un genio assoluto. Un genio della canzone proprio come Dylan.
Pubblicato il 24 09 2008 - 12:40 ˜
Copio e incollo dal Guardian – così sembro uno che si informa davvero:
The commissioner, Augusto Fantozzi, met Pope Benedict at Rome airport as the pontiff was on his way to visit the Lourdes shrine in France, and asked him to pray for the airline which for many Italians is seen as a symbol of the nation.
Benedict replied: “I have been praying for you for some time.”
Pubblicato il 12 09 2008 - 18:11 ˜