25 maggio 2010
100 anni dopo
Mark Twain aveva scritto una lunghissima e dettagliata autobiografia, ma aveva chiesto di non pubblicarla prima che fossero passati almeno cento anni dalla sua morte. E cento anni sono passati proprio ora.
27 maggio 2010
Da qualche giorno sto ascoltando solo questo. Penso che sia un capolavoro assoluto, uno dei dischi più belli della storia della musica, un’opera che se fosse letteratura sarebbe Guerra e pace, se fosse teatro sarebbe Riccardo III, se fosse cinema sarebbe 8 e mezzo, se fosse un disco rock sarebbe Exile On Main Street e se fosse un disco italiano sarebbe Anima Latina. E potrei continuare, ma credo sia passato il messaggio che si tratta di un disco da ascoltare assolutamente, che è quello che volevo dire a voi che passate di qui.
25 maggio 2010
Mark Twain aveva scritto una lunghissima e dettagliata autobiografia, ma aveva chiesto di non pubblicarla prima che fossero passati almeno cento anni dalla sua morte. E cento anni sono passati proprio ora.
20 maggio 2010
(questa poesia l’ho scoperta grazie a Leonardo, che ne ha fatto una cover di grande attualità)
18 maggio 2010

Pochi giorni fa ho rivisto I Vitelloni, ed ho pensato che gli uomini adulti, grandi e grossi, che dopo una notte passata al bar con gli amici rientrano nella loro cameretta stando attenti a non svegliare il babbo e la mamma non sono un fenomeno di questi anni. La crisi economica ed il precariato non c’entrano niente con la tendenza a restare nella casa dei genitori fino a tarda età, perché più che di una tendenza si tratta di una tradizione.
Se le statistiche dicono che quella degli attuali 30/40enni è una generazione di bamboccioni più di ogni altra, è solo perché ora ci si sposa più tardi oppure non ci si sposa affatto. Ma le differenze tra questa generazione e le precedenti sono solo formali.
L’Italia è una Repubblica fondata sulla famiglia, e la sua società, anche se ormai quasi nessuno lavora la terra, resta contadina. Se si escludono quelli che per fame erano costretti ad emigrare, i giovani italiani non si sono mai allontanati da casa. Nemmeno in epoche più avventurose. Nemmeno dopo il matrimonio.
Se avessi l’opportunità di fare il dittatore di questo sfortunato Paese almeno per un po’, come prima mossa ordinerei di riportare la pianura padana al suo naturale stato di palude (è noto che il potere dà alla testa, e comunque nemmeno il peggiore degli uomini merita di abitare un territorio così orrendo e malsano), e come seconda mossa farei una legge che obbliga tutti i cittadini italiani sopra i 20 anni a passare almeno un anno lontano dal posto in cui sono nati, con divieto assoluto di rientrare alla base a meno di gravi motivi familiari. Pena per chi viene sorpreso a far visita ai parenti senza adeguata giustificazione: un anno di lavori forzati come cameriere personale di Denis Verdini o – a seconda della disponibilità – di un personaggio di equivalente (e comunque non superiore) statura politica e morale.
Ian Curtis è morto il 18 maggio 1980, a soli 23 anni.
Per celebrare questo triste anniversario io vi consiglio di (ri)ascoltare Unknown Pleasures o Closer, che come tutti i grandi classici non invecchiano mai, e di (ri)guardare il bellissimo 24 Hours Party People.
7 maggio 2010

Come saranno i libri del futuro? Di carta, ma una carta molto buona, con una stampa di alta qualità, illustrazioni a colori ed un design fantastico.
Il prototipo dei libri del futuro parla di HTML5 ed è pubblicato da A Book Apart, ovvero A List Apart, ovvero gente che pubblica sul web da 15 anni, ma che si è guardata bene dal mettere in vendita questo testo in formato digitale.
HTML5 For Web Designers, anche se è scritto con stile informale ed è lungo solo 85 pagine, resta comunque una pubblicazione per addetti ai lavori. Ma potrebbe indicare la strada giusta a tutti gli editori, non solo a quelli di libri tecnici.
Ma esiste una poesia più bella di questa? Secondo me no.
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