14 aprile 2010

Gli editor video per Linux fanno tutti schifo, ma le cose potrebbero cambiare presto

Lightworks

Da un paio di anni uso quasi esclusivamente Linux sui computer di casa, e mi trovo benissimo.

Su Linux riesco a fare Web Design, UI Design, sviluppo software, grafica (grazie ad Inkscape ed al libbro), fotoritocco, giochini online di vario genere, ascoltare musica, guardare la Rai, guardare film – in streaming e non. Se troverò un po’ di tempo per prendere confidenza con Ardour, forse riuscirò anche a produrre musica registrata come si deve. (Sì, ho una di quelle personalità eclettiche ormai in via d’estinzione, in quest’epoca di professionisti super-specializzati. Ma va detto che faccio tutto piuttosto male.)

L’unico settore in cui il software open source mi sembra ancora molto carente è quello dell’editing video.

E’ da un anno che cerco un editor video per Linux che funzioni. Ogni tanto navigo in cerca di qualche novità, finisco in qualche forum dove si tratta l’argomento, e lì trovo molti utenti che dicono tutti la stessa cosa.

“E’ pieno di editor video per Linux, c’è solo l’imbarazzo della scelta. C’è Kino, c’è OpenShot, c’è Kdenlive, c’è Avidemux. Senza dimenticare il vecchio Cinelerra. E molti altri progetti meno conosciuti ma molto promettenti. Sono tutti fantastici.”

Io li ho provati tutti, anche quelli (ancor) meno conosciuti ma molto promettenti. O almeno ci ho provato, a provarli tutti. La maggior parte si è piantata subito dopo il primo avvio, e poi ha continuato a piantarsi subito dopo il successivo riavvio, e così via. Quelli che che non si sono piantati all’avvio, si sono poi bloccati durante l’importazione del primo filmato. I pochissimi superstiti che sono riusciti ad importare un filmato senza bloccarsi subito, sono andati in crash successivamente, durante semplici operazioni di taglia e incolla, e da quel momento non si sono più ripresi. L’unico programma con cui sono riuscito a raggiungere il mio modesto obiettivo (importare un filmato di 3 minuti, dividerlo in 3 scene, unirle insieme – senza effetti di dissolvenza o simili – ed aggiungere un po’ di musica di sottofondo) è stato Blender, un’applicazione che si occupa in realtà di grafica 3D ma ha uno spartano editor video integrato (qui trovate i collegamenti ad un paio di tutorial indispensabili per orientarvi tra le centinaia di funzionalità di Blender, se la cosa vi interessa).

Potreste obiettare che non è colpa del software, ma sono io ad essere troppo scarso per farlo funzionare. Ma se sono troppo scarso io, come può sperare di cavarsela il famoso utente medio?

Modificare i video su Linux è un casino, al momento. Non date retta a chi vi dice che non è così

Stamattina però ho letto una notizia interessante.

EditShare officially acquired Lightworks in August 2009 and plans to make the first step towards releasing Lightworks Open Source in Q3 of this year in the form of a free Lightworks download. The download will be made available to everybody. Users will be able to familiarize themselves with the Lightworks editing system and its multitude of features including: true shared projects, instant save, multi-cam ingest, 3D editorial functionality, Universal Media File support, native RED editing, native 2K support with DPX and RED, dual outputs, and a format-independent timeline.

Lightworks è un editor video professionale paragonabile ai più noti Final Cut Pro e AVID. E’ stato usato per la post-produzione di capolavori come Quei Bravi Ragazzi e Pulp Fiction e sembra dotato di un’interfaccia ben disegnata, pulita ed intuitiva. Probabilmente si tratta di un software fin troppo potente e complesso per l’utente standard che vuole fare un piccolo montaggio dei suoi filmati delle vacanze, mettendoci dei bei titoli animati in Comic Sans e [inserisci canzone di merda a caso, meglio se dance] in sottofondo. E probabilmente ci vorrà un bel po’ prima di poterlo installare su Linux senza troppe complicazioni.

Ma si tratta comunque una bellissima novità per il mondo open source.

Lo aspettiamo con disperata ansietà.

12 aprile 2010

Edmondo Berselli (1951 - 2010)

È morto Edmondo Berselli. La notizia mi ha colto di sorpresa. Per me è sempre stato un grande piacere leggere i suoi articoli ed ascoltarlo nelle sue apparizioni televisive. La sua ironia e la sua intelligenza illuminavano ogni argomento che affrontava, ma più di tutto mi piaceva il modo in cui parlava di musica, ed in particolare di Lucio Battisti, una delle sue grandi passioni. Era uno che amava e capiva davvero la grande arte della canzone.

Questo è un breve estratto da un suo pezzo scritto per Repubblica, nel 2007.

Ciascuno può riascoltare, se vuole, canzoni notissime come Pensieri e parole o I giardini di marzo. Anzi, magari qualcuno avrà acquistato come regalo di Natale la raccolta tripla selezionata da Mogol, Le avventure di Lucio Battisti. Ebbene, come si sa il primo disco dell’antologia si apre con una interpretazione inedita di Vendo casa, un brano portato al successo nel 1971 dai Dik Dik. Si tratta in origine di una “lacca”, un dischetto di prova per proporre una canzone a chi l’avrebbe eseguita. Ma l’esecuzione di Battisti, solo voce e chitarra, è drammaticamente buona: buona perché semplice, buona perché efficace, buona perché fa sentire come la canzone è stata composta e come la intendeva l’autore. Buona quindi perché vera, autentica per quanto può essere autentica una canzone. C’ è una teoria secondo cui le opere minori sono più interessanti dei capolavori perché lasciano percepire gli irrigidimenti della composizione, le strettoie nella scrittura, la meccanicità di certe soluzioni: insomma, ciò che definisce uno stile. Sicché si capisce perché Mogol abbia dichiarato di essere rimasto «squassato» nel risentire la versione battistiana di quel vecchio hit, a più di trent’anni di distanza. Nella semplicità della musica senza sofisticazioni, le canzoni riemergono più naturali, e quindi più decifrabili, immediate. Irresistibili.

E questa è Vendo Casa, nella versione chitarra e voce di Lucio Battisti.

9 aprile 2010

Alta società

SALERNO — È uno dei sogni più ricorrenti delle ragazzine di ogni tempo, quello di fare il proprio ingresso in società con un meraviglioso abito da sera impreziosito da pregiati ricami e accompagnate da un affascinante cavaliere in divisa. Domani, sabato, questo desiderio si avvererà per quattordici giovani salernitane […] che, in occasione dei festeggiamenti del 150 esimo anno dalla fondazione del Reggimento Cavalleggeri Guide, parteciperanno al Gran Ballo delle Ributt Debuttanti.

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno, con notevolissima galleria fotografica.

6 aprile 2010

L'anello di congiunzione tra il computer e il divano

Sofa PC 2005

Stamattina durante la pausa caffè si parlava dell’ iPad. Poi, a pranzo, si continuava a parlare dell’iPad. E vabbè, questo ci può stare, visto che nel mio ufficio ci occupiamo quasi tutti di software. Però anche sabato sera a cena si parlava dell’iPad, in un tavolo di ultrà della Fiorentina, attori, ballerine e ragionieri. E anche al bar del mio paesino di 1000 abitanti c’era un tizio, il giorno di Pasqua, che parlava dell’iPad, lamentandosi dell’assenza di multitasking. Si parla dell’iPad anche sulla Gazzetta dello Sport, grazie al sempre ottimo Giorgio Dell’Arti. Tornando da lavoro ho visto una donna incinta salire sul mio autobus insieme ad un ragazzo senegalese. Stavo per lasciarle il posto a sedere quando lei ha tirato fuori il tesserino dell’ATAF e mi ha chiesto il biglietto. Anche il senegalese ha fatto lo stesso, dalla parte opposta dell’autobus. Ho nostalgia dei tempi non lontani in cui gli autobus si svuotavano all’ingresso di un uomo di mezza età con completo carta-zucchero e borsello. Ormai non c’è modo di prevenire i controlli, e infatti nessuno dei passeggeri era sprovvisto di titolo di viaggio. Grande efficienza. Mentre aspettavano di scendere alla fermata successiva, la donna incinta/controllore ha chiesto al collega senegalese se secondo lui valeva la pena comprarsi un iPad. Lui ha risposto che lo comprerebbe subito, se solo ci fosse il supporto a Flash. Poi sono scesi. Era dai tempi del Viagra™ che non sentivo così tanta gente parlare di un unico prodotto. (Ma il Viagra, almeno, era un argomento per soli uomini.)

Qualcuno dice che spariranno i libri di carta e i giornali di carta perché tutti li leggeranno sull’iPad. Pagando, finalmente. Questo potrebbe salvare i giornali – e soprattutto i giornalisti.

Qualcuno dice che invece l’iPad è una sòla, perché è troppo grosso per portarlo in tasca, ma troppo piccolo per lavorarci davvero, e poi non ha il multitasking e non ha Flash, quindi niente YouTube (per ora), niente FarmVille, e niente Ristorante, e così alla fine, a parte la prima ondata di gonzi esaltati, non lo comprerà nessuno.

I peggiori, come sempre, sono i fanatici di Apple, che dicono che l’iPad ha un peso perfetto, una forma perfetta, dimensioni perfette, packaging (ahhhhrg!) perfetto e pochissime ma proprio pochissime istruzioni per l’uso, perché i prodotti Apple sono così ben progettati che non hanno bisogno di istruzioni per l’uso. E mentre dicono queste cose non riescono a trattenere risatine timide ed eccitate.

Io dico che probabilmente l’iPad avrà un grande successo perché è l’anello di congiunzione che mancava tra il computer e il divano. I vari Media Center che dovevano portare il computer dentro la televisione (e quindi congiungerlo con il divano) non hanno mai funzionato bene. Anche l’Apple TV è stato un fallimento. Al momento, è vero, ti puoi sedere sul divano con un portatile appoggiato sulle ginocchia – o sul petto, se prefersci stare sdraiato – ma alla lunga un portatile è pesante, e poi si scalda troppo, e comunque dopo un po’ la batteria di esaurisce e sei costretto ad armeggiare con cavi e trasformatori, che finiscono per limitarti nei movimenti rovinandoti il relax. Con l’iPad, invece, il lavoratore, dopo aver esplorato le pieghe più oscure di Repubblica.it durante la 8 ore passate in ufficio, potrà rientrare nel suo appartamento, buttarsi sul divano, e dare un occhiata a Facebook anche per 10 ore di fila tenendo in mano un oggetto leggero e sottile, senza fili, che gli permette di assumere le posizioni più sfiziose e rilassanti.

Magari fareste meglio ad uscire un po’ di casa, fare una corsetta per tenervi in forma, o almeno una passeggiata, oppure andare a prendervi un aperitivo e poi entrare in un cinema. Dovreste vedere gente vera, insomma – che spesso, va detto, è noiosissima, ma almeno è reale (forse). Io ve l’ho detto. Ma se invece vi piace proprio tanto cazzeggiare davanti a un monitor, allora io credo che l’iPad sia il prodotto per voi.

8 x 1000

Da Don Zauker.

30 marzo 2010

Per me un pacchetto di Tolstoj senza filtro, grazie

TankBooks- Grandi classici della letteratura in forma di pacchetto di sigarette.

Tank Books pubblica i classici della letteratura in formato pacchetto di sigarette da 20.

Bello il design dei pacchetti, e ottima la scelta dei titoli. Magari io avrei lasciato fuori Kipling per far posto, per esempio, ad Edgar Allan Poe, ma bisogna dire che Kipling è un nome che sta benissimo su un pacchetto di sigarette.

27 marzo 2010

Bonnie Crocs Billy

Bonnie Prince Billy con le Crocs

Bonnie Prince Billy al Bronson (Ravenna), Giugno 2008 [autore della foto sconoscuto].

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