21 giugno 2010

Alemanno annuncia 51 nuove chiese

Finalmente un sindaco fa qualcosa di concreto per migliorare la vita dei suoi cittadini. La cronica scarsità di chiese a Roma era un problema che prima o poi andava affrontato. Spero che anche Renzi, qui a Firenze, segua il buon esempio del collega romano, che l’ultima volta per prendere la comunione sono dovuto stare 20 minuti in fila. (Poi, ma con calma, si potrebbe anche considerare l’idea di aumentare il numero degli asili nido. Ma prima le chiese, per carità.)

1 giugno 2010

Nate the Neocon mi ricorda qualcuno

Dal geniale fumetto Tom The Dancing Bug ecco l’inquietante Nate il Neocon.

Massimo Gramellini volta il foglio e ci vede il denaro

Gli stessi dittatori, che vantano meno scrupoli formali, preferiscono agitare spettri molto più orrendi, come la difesa della razza o della purezza ideologica, pur di non riconoscere che fanno la guerra per fare affari. Guai a chi osa parlare di petrolio, gasdotti, rotte commerciali. Quella è materia da bottegai: si fa, ma non si dice.

5 maggio 2010

Ministro lei? Con quella faccia?

Ho sempre considerato deboli e poco divertenti le battute basate sull’aspetto fisico delle persone. Anche quando si tratta di persone oscenamente ricche, arroganti e potenti. Ma nel caso del simpatico Scajola devo registrare un’eccezione.

Riccardo Mannelli - vignetta su Scajola

Riccardo Mannelli su Il Fatto Quotidiano

29 gennaio 2010

Il comunismo reale, dici. E con il cristianesimo reale, come la mettiamo?

Stalin con bambini Un lettore molto suscettibile si è sentito offeso da un mio recente post – che in realtà intendeva essere un articolo tecnico – per la disinvoltura con la quale ho usato il simbolo della falce e martello nei miei esempi, e mi ha inviato una breve email traboccante indignazione. Eccone la parte più significativa:

“Mi stupisce che nel 2010 non si provi nemmeno un po’ di vergogna nel definirsi “affezionati” ad un simbolo come la falce e il martello. La falce e il martello rappresentano assassinio, violenza, dittatura e negazione della libertà, ormai dovrebbe essere chiaro a tutti.”

Caro lettore, visto che a mio parere rappresenti degnamente una buona parte dei nostri connazionali, che negli ultimi quindici anni si sono abituati a vedere inserita la parola comunista nella lista delle offese più ignobili, ti rispondo pubblicamente in modo da poter chiarire anche agli altri 12 lettori di questo blog la mia posizione riguardo a falce, martello ed altri simboli.

Prima di tutto, confesso che a me il comunismo, inteso come movimento e come insieme di idee, è sempre piaciuto.

Per come la vedo io, la falce e il martello rappresentano la volontà di uguaglianza tra gli uomini, la voglia di riscatto dei deboli e degli sfruttati, la necessità di abolire gli ingiustificati privilegi che rendono pochi uomini oscenamente ricchi e potenti ed impediscono a molti altri uomini di vivere una vita dignitosa.

Quando qualcuno ha provato e mettere in pratica questi ideali non ha funzionato per niente. Si è formata ben presto una classe di privilegiati ancor più oscena della precedente, e gli sfruttati hanno continuato ad essere sfruttati, godendo di ancora meno libertà di prima. Questa è storia, è c‘è poco da discutere. Forse Marx ed Engels avevano troppa fiducia negli esseri umani. I quali, purtroppo, restano fondamentalmente animali che amano competere e vincere. Il comunismo reale è stato un fallimento, in tutte le sue versioni. Per questo trovo ridicoli quei partiti che ora, nel 2010, si presentano alle elezioni con falce e martello su sfondo rosso.

Tuttavia quel simbolo ha ancora un valore, per me, perché hanno ancora valore gli ideali che rappresenta.

Del resto, non credo che Gesù Cristo abbia avuto miglior fortuna di Marx. Anche lui aveva sopravvalutato gli esseri umani. Ed anche le sue idee, bellissime e rivoluzionarie, sono state usate solo come strumenti di potere da chi pretendeva di metterle in pratica. Ovviamente ci sono state straordinarie eccezioni. Ma nelle gerarchie ecclesiastiche, come in quelle dei paesi comunisti, ho sempre visto lo stesso desiderio di potere e ricchezza e la stessa siderale distanza dagli ideali che avrebbero dovuto rappresentare.

Nonostante questo, la croce resta un simbolo amato da milioni di persone. Ed è giusto che sia così. Perché la croce, come tutti i simboli, rappresenta le idee, non i miseri uomini che nel corso dei secoli se ne sono appropriati.

10 dicembre 2009

Il colore viola

Leonardo come sempre riesce ad esprimere in modo convincente quello che molti percepiscono. L’antiberlusconismo è buono e giusto, è giunto il momento di dirlo forte e chiaro.

L’antiberlusconismo c‘è. È superficiale, dite. Sarete profondi voi. Io nell’antiberlusconismo ci trovo una stratificazione che nelle mozioni pd, francamente, mah. C‘è un sano riflesso giustizialista che non deve sfociare necessariamente nel forcaiolismo. C‘è l’avversione, più che giustificata, per chi ha costruito un impero mediatico sul malaffare. Una richiesta di democrazia e pluralismo; uno sguardo all’Europa, perlomeno a quei Paesi dove un Berlusconi sarebbe inammissibile. Ci sono cose di destra e di sinistra e non fanno affatto a pugni, anzi in un qualche modo si armonizzano e lasciano intravvedere una sintesi; al punto che sull’antiberlusconismo si potrebbe anche mettere in piedi un nuovo arco parlamentare, un nuovo patto. Non si possono costruire identità in negativo? La solita domanda: in che Italia vivete? La mia è nata antifascista e per molti anni se l‘è cavata decentemente. L’antiberlusconismo è un antifascismo aggiornato ai tempi, io lo sostengo.

Chi è andato in piazza sabato scorso vestito di viola deve essere ringraziato. Anche io, come Leonardo, mi scuso per aver snobbato quella manifestazione. A me non interessa che Berlusconi vada in galera, non ho il desiderio di vederlo cadere in modo violento e doloroso, e addirittura posso anche capire chi in passato ha creduto che lui potesse essere l’uomo giusto per rinnovare questo paese. Ma da qualche anno le cose sono fin troppo chiare. Berlusconi ha una maggioranza schiacciante, eppure non prende nessuna decisione. Berlusconi avrebbe i numeri per realizzare riforme necessarie anche se impopolari, ma si guarda bene anche solo dal proporle. Berlusconi dice di avere il consenso del 70% degli italiani, eppure sembra che la seconda cosa che lo preoccupa sia cercare conferma di questo consenso (la prima cosa che lo preoccupa sappiamo tutti qual‘è).

E guardate che nessuno, davvero, nessuno crede che una volta saltato il Tappo i problemi finiranno. No, sarà solo l’inizio. E se non stiamo attenti, dopo sarà persino peggio: ci sono sinistri rumori in sottofondo, c‘è gente odiosa che scalda i motori. Ma il fronte adesso è quello: non ci sarà mai né meglio né peggio, finché l’Italia gira intorno a Lui. E no, non siamo stati noi a fargli girare l’Italia intorno.

A Berlusconi non interessa governare il paese, gli interessa invece dimostrare ogni giorno che gli italiani lo amano e lo vogliono lì al suo posto di comando. Ha capito da tempo che accentuare i conflitti tra poteri e categorie politiche che appartenevano ai nostri nonni è decisivo per rafforzare il suo ruolo di leader. Accusa i magistrati suoi persecutori, grida contro i comunisti. Sa bene che molti italiani, più ancora che amare lui, odiano la sinistra – che paradossalmente è percepita da una parte del paese come un insieme di fannulloni, studenti, drogati, intellettuali, artisti parassiti, “insomma non ce n‘è uno che lavora!”. Questo odio non è tutto merito di Berlusconi, ma qui dovremmo iniziare un altro discorso. Lui ha sempre cavalcato questa onda con grande successo, fin dalla sua prima leggendaria discesa in campo, e non smetterà di farlo. Per non parlare di tutti quegli italiani che hanno avuto a che fare con la giustizia. Loro sì che lo capiscono, quando parla dei giudici (ed alcuni hanno le loro ragioni).

Se Berlusconi desiderasse il bene del paese, si sarebbe già fatto da parte. Non pretendo che sia il suo obiettivo principale, ma se anche solo al ventesimo posto della sua lista di cose da fare ci fosse il bene dell’Italia, già da anni si sarebbe ritirato dalla politica. Però questo non succederai mai, ormai l’abbiamo capito.

Per questo essere contro di lui è una cosa di cui essere orgogliosi in questi anni in Italia. E la prossima volta non pretendiamo motivazioni più alte e più specifiche per scendere in piazza. L’antiberlusconismo è una motivazione nobilissima e più che sufficiente per muoversi. Forse anche per governare.

6 novembre 2009

Per quanto riguarda i crocefissi...

… direi che quelli che li vogliono togliere dalle scuole perché dicono di sentirsi offesi dalla presenza di una croce di legno appesa al muro mi stanno sulle palle tanto quanto quelli che in questi casi indossano la divisa da crociato e con orgoglio scendono nel campo di battaglia per difendere la patria, l’identità nazionale, la tradizione, la religione e già che ci sono anche la famiglia.

Fanatici tutti e due. E i fanatici non mi sono mai piaciuti. Io sono con quelli che se ne fregano. Visto che i crocefissi sono lì da tempo immemorabile e visto che molta gente ci tiene ancora tanto, lasciamoli al loro posto e torniamo ad occuparci di cose più serie. O anche meno serie. E questo, più o meno, è anche il mio atteggiamento nei confronti della religione.

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