Pochi giorni fa ho rivisto I Vitelloni, ed ho pensato che gli uomini adulti, grandi e grossi, che dopo una notte passata al bar con gli amici rientrano nella loro cameretta stando attenti a non svegliare il babbo e la mamma non sono un fenomeno di questi anni. La crisi economica ed il precariato non c’entrano niente con la tendenza a restare nella casa dei genitori fino a tarda età, perché più che di una tendenza si tratta di una tradizione.
Se le statistiche dicono che quella degli attuali 30/40enni è una generazione di bamboccioni più di ogni altra, è solo perché ora ci si sposa più tardi oppure non ci si sposa affatto. Ma le differenze tra questa generazione e le precedenti sono solo formali.
L’Italia è una Repubblica fondata sulla famiglia, e la sua società, anche se ormai quasi nessuno lavora la terra, resta contadina. Se si escludono quelli che per fame erano costretti ad emigrare, i giovani italiani non si sono mai allontanati da casa. Nemmeno in epoche più avventurose. Nemmeno dopo il matrimonio.
Se avessi l’opportunità di fare il dittatore di questo sfortunato Paese almeno per un po’, come prima mossa ordinerei di riportare la pianura padana al suo naturale stato di palude (è noto che il potere dà alla testa, e comunque nemmeno il peggiore degli uomini merita di abitare un territorio così orrendo e malsano), e come seconda mossa farei una legge che obbliga tutti i cittadini italiani sopra i 20 anni a passare almeno un anno lontano dal posto in cui sono nati, con divieto assoluto di rientrare alla base a meno di gravi motivi familiari. Pena per chi viene sorpreso a far visita ai parenti senza adeguata giustificazione: un anno di lavori forzati come cameriere personale di Denis Verdini o – a seconda della disponibilità – di un personaggio di equivalente (e comunque non superiore) statura politica e morale.
SALERNO — È uno dei sogni più ricorrenti delle ragazzine di ogni tempo, quello di fare il proprio ingresso in società con un meraviglioso abito da sera impreziosito da pregiati ricami e accompagnate da un affascinante cavaliere in divisa. Domani, sabato, questo desiderio si avvererà per quattordici giovani salernitane […] che, in occasione dei festeggiamenti del 150 esimo anno dalla fondazione del Reggimento Cavalleggeri Guide, parteciperanno al Gran Ballo delle Ributt Debuttanti.
… direi che quelli che li vogliono togliere dalle scuole perché dicono di sentirsi offesi dalla presenza di una croce di legno appesa al muro mi stanno sulle palle tanto quanto quelli che in questi casi indossano la divisa da crociato e con orgoglio scendono nel campo di battaglia per difendere la patria, l’identità nazionale, la tradizione, la religione e già che ci sono anche la famiglia.
Fanatici tutti e due. E i fanatici non mi sono mai piaciuti. Io sono con quelli che se ne fregano. Visto che i crocefissi sono lì da tempo immemorabile e visto che molta gente ci tiene ancora tanto, lasciamoli al loro posto e torniamo ad occuparci di cose più serie. O anche meno serie. E questo, più o meno, è anche il mio atteggiamento nei confronti della religione.
Un DJ norvegese si esibisce dal vivo per un pubblico di indie-rockers, al Pitchfork Music Festival.
Il pubblico resta tutto il tempo a guardare il DJ che al centro del palco smanetta con il suo macbook. Qualcuno del pubblico mostra un entusiasmo esagerato, altri ballano con scarsa disinvoltura, ma i DJ che fanno concerti non funzionano, c‘è poco da fare. Imbarazzante, secondo me. Spero che gli antropologi del futuro remoto non studino video come questo, per farsi un’idea dell’uomo all’inizio del terzo millennio.
Detto questo, il DJ si chiama Lindstrøm e non è male per niente.
Il leader dei Conservatori inglesi David Cameron ha detto questo (copio e incollo da Leibniz):
We as a society have been far too sensitive. In order to avoid injury to people’s feelings, in order to avoid appearing judgemental, we have failed to say what needs to be said. We have seen a decades-long erosion of responsibility, of social virtue, of self-discipline, respect for others, deferring gratification instead of instant gratification.
Instead we prefer moral neutrality, a refusal to make judgments about what is good and bad behaviour, right and wrong behaviour. Bad. Good. Right. Wrong. These are words that our political system and our public sector scarcely dare use any more. Of course as soon as a politician says this there is a clamour – “but what about all of you?” And let me say now, yes, we are human, flawed and frequently screw up.
Our relationships crack up, our marriages break down, we fail as parents and as citizens just like everyone else. But if the result of this is a stultifying silence about things that really matter, we re-double the failure. Refusing to use these words – right and wrong – means a denial of personal responsibility and the concept of a moral choice.
E sapete che c‘è? Che mi sembrano parole giuste e opportune, di questi tempi. E penso che David Cameron è un grande leader, e anche giovane. Se ci fosse in Italia uno che vale la metà, anzi diciamo due terzi, lo voterei. Forse.
Poi penso che in realtà non facciamo altro che oscillare continuamente, cambiamo posizione come chi non riesce a prendere sonno, e ogni volta che la cambiamo troviamo un po’ di sollievo. Ma dura poco. Tra qualche anno, quando saranno in troppi i presuntuosi che crederanno di sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato e non perderanno occasione di dirlo pubblicamente , qualcuno dirà forte e chiaro che è il momento di smetterla con questa presunzione, che non facciamo altro che giudicare, che tutti credono di sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato, e di avere il diritto di dirlo. E che è arrivato invece il momento sospendere il giudizio e di cercare di comprendere. E dirà una cosa giusta.
Lo dico subito, anzi: “Cercate di comprendere gli altri, invece di giudicarli.”
“Ma che c’entra? Io sto parlando del non aver paura di assumersi la responsabilità di prendere una posizione su temi importanti. Di dire ciò che è giusto o sbagliato, buono o cattivo, non di giudicare gli altri.” direbbe David Cameron.
“D’accordo, ma Gesù, per dirne uno, diceva di non giudicare. Non giudicate e non sarete giudicati, ecc. ecc. E il saggio sa di non sapere niente. Figuriamoci se sa cosa è giusto, e cosa non lo è.”
“Gesù, quand’era il momento, se la prendeva coi ricchi, o con i farisei. E giudicava eccome. E in pratica non faceva altro che dire cosa è giusto e cosa no. Più che altro cosa no, che è più facile” direbbe Cameron.
“Hm hm”, direi io. “Devo rifletterci.”
Devo rifletterci, sì.
Questo Cameron è un osso duro. Una sua versione immaginaria è riuscita a farmi cadere in contraddizione in pochi secondi. O forse era Jesus ad essere in contraddizione?
meiaweb.com non è da considerarsi in alcun modo una testata giornalistica in quanto non prevede periodicità nell'aggiornamento. Il titolare non si assume alcuna responsabilità per quanto pubblicato all'interno dei commenti, allo stesso tempo si rende disponibile all'autorità competente nel fornire ogni dato in suo possesso in caso di contenzioso. I marchi citati sono da ritenersi proprietà dei legittimi proprietari. Per chi scrive un commento o invia una mail attraverso questo sito, si garantisce la tutela della privacy ai sensi e per gli effetti del D.Lgs 196 30/06/03.