21 giugno 2010

Inizia a parlare dell'iPad qualcuno che lo ha usato davvero

E mi sa che avevo visto giusto.

Dell’iPad avevo già parlato in passato, quando lo presi. Adesso, dopo tre settimane che ce l’ho, posso tirare un po’ le somme. Innanzitutto, lo uso molto più di quanto credessi. Ha praticamente sostituito del tutto l’Air per la navigazione in rete. I perché sono due: innanzitutto, l’iPad mi permette di navigare dal divano, dal letto e da qualsiasi altra posizione relax mi venga in mente. In teoria anche un portatile permette una cosa del genere, ma pesa di più, è assai meno comodo e riscalda molto.

6 aprile 2010

L'anello di congiunzione tra il computer e il divano

Sofa PC 2005

Stamattina durante la pausa caffè si parlava dell’ iPad. Poi, a pranzo, si continuava a parlare dell’iPad. E vabbè, questo ci può stare, visto che nel mio ufficio ci occupiamo quasi tutti di software. Però anche sabato sera a cena si parlava dell’iPad, in un tavolo di ultrà della Fiorentina, attori, ballerine e ragionieri. E anche al bar del mio paesino di 1000 abitanti c’era un tizio, il giorno di Pasqua, che parlava dell’iPad, lamentandosi dell’assenza di multitasking. Si parla dell’iPad anche sulla Gazzetta dello Sport, grazie al sempre ottimo Giorgio Dell’Arti. Tornando da lavoro ho visto una donna incinta salire sul mio autobus insieme ad un ragazzo senegalese. Stavo per lasciarle il posto a sedere quando lei ha tirato fuori il tesserino dell’ATAF e mi ha chiesto il biglietto. Anche il senegalese ha fatto lo stesso, dalla parte opposta dell’autobus. Ho nostalgia dei tempi non lontani in cui gli autobus si svuotavano all’ingresso di un uomo di mezza età con completo carta-zucchero e borsello. Ormai non c’è modo di prevenire i controlli, e infatti nessuno dei passeggeri era sprovvisto di titolo di viaggio. Grande efficienza. Mentre aspettavano di scendere alla fermata successiva, la donna incinta/controllore ha chiesto al collega senegalese se secondo lui valeva la pena comprarsi un iPad. Lui ha risposto che lo comprerebbe subito, se solo ci fosse il supporto a Flash. Poi sono scesi. Era dai tempi del Viagra™ che non sentivo così tanta gente parlare di un unico prodotto. (Ma il Viagra, almeno, era un argomento per soli uomini.)

Qualcuno dice che spariranno i libri di carta e i giornali di carta perché tutti li leggeranno sull’iPad. Pagando, finalmente. Questo potrebbe salvare i giornali – e soprattutto i giornalisti.

Qualcuno dice che invece l’iPad è una sòla, perché è troppo grosso per portarlo in tasca, ma troppo piccolo per lavorarci davvero, e poi non ha il multitasking e non ha Flash, quindi niente YouTube (per ora), niente FarmVille, e niente Ristorante, e così alla fine, a parte la prima ondata di gonzi esaltati, non lo comprerà nessuno.

I peggiori, come sempre, sono i fanatici di Apple, che dicono che l’iPad ha un peso perfetto, una forma perfetta, dimensioni perfette, packaging (ahhhhrg!) perfetto e pochissime ma proprio pochissime istruzioni per l’uso, perché i prodotti Apple sono così ben progettati che non hanno bisogno di istruzioni per l’uso. E mentre dicono queste cose non riescono a trattenere risatine timide ed eccitate.

Io dico che probabilmente l’iPad avrà un grande successo perché è l’anello di congiunzione che mancava tra il computer e il divano. I vari Media Center che dovevano portare il computer dentro la televisione (e quindi congiungerlo con il divano) non hanno mai funzionato bene. Anche l’Apple TV è stato un fallimento. Al momento, è vero, ti puoi sedere sul divano con un portatile appoggiato sulle ginocchia – o sul petto, se prefersci stare sdraiato – ma alla lunga un portatile è pesante, e poi si scalda troppo, e comunque dopo un po’ la batteria di esaurisce e sei costretto ad armeggiare con cavi e trasformatori, che finiscono per limitarti nei movimenti rovinandoti il relax. Con l’iPad, invece, il lavoratore, dopo aver esplorato le pieghe più oscure di Repubblica.it durante la 8 ore passate in ufficio, potrà rientrare nel suo appartamento, buttarsi sul divano, e dare un occhiata a Facebook anche per 10 ore di fila tenendo in mano un oggetto leggero e sottile, senza fili, che gli permette di assumere le posizioni più sfiziose e rilassanti.

Magari fareste meglio ad uscire un po’ di casa, fare una corsetta per tenervi in forma, o almeno una passeggiata, oppure andare a prendervi un aperitivo e poi entrare in un cinema. Dovreste vedere gente vera, insomma – che spesso, va detto, è noiosissima, ma almeno è reale (forse). Io ve l’ho detto. Ma se invece vi piace proprio tanto cazzeggiare davanti a un monitor, allora io credo che l’iPad sia il prodotto per voi.

11 marzo 2010

Appunti per un articolo serio sul futuro dei libri di carta

I only read on paper. I don’t have an e-reader or an iPhone. I have the best time reading newspapers. I don’t believe books are dead. I’ve seen the figures. Sales of adult fiction are up in the worst economy since the Depression.

— Dave Eggers, intervista al Guardian

P Is for Publishing. And publishing, as you’ve heard, is dying. … But “the printed word will be around long after many of our digital creations are gone,” Zeldman says, “either because books don’t require monthly hosting and blogs and websites do … or because the languages and platforms for which a particular digital creation was published will become obsolete.”

— Jeffrey Zeldman, intervista all’Austin Chronicle

When people lament the loss of the printed book, this — comfort — is usually what they’re talking about. My eyes tire more easily, they say. The batteries run out, the screen is tough to read in sunlight. It doesn’t like bath tubs.
Important to note is that these aren’t complaints about the text losing meaning. Books don’t become harder to understand, or confusing just because they’re digital. It’s mainly issues concerning quality. One inevitable property of the quality argument is that technology is closing the gap (through advancements in screens and batteries) and because of additional features (note taking, bookmarking, searching), will inevitably surpass the comfort level of reading on paper.

— Craig Mod, Books in the Age of the iPad

…with the Kindle you don’t know what the person next to you is reading, or how far along in it they are, or whether their copy of the book is dog-eared or brand new (because it’s neither). One of the most prominent losses in this regard stands to be the loss of bookshelves. A chief virtue of digital books is said to be their economical size—they take up no space at all!—but even a megabyte seems bulky compared to what can be conveyed in the few cubic feet of a bookshelf.

— Kevin Hartnett, In Our Parents’ Bookshelves, The Millions

So, let me make this clear: I’m not announcing the purity of print books over their digital brethren. I don’t want to wax poetic (not too much, anyway) about the sensual pleasures of print books, how they feel and smell, the weight of them – although that must account for something, because what fun will it be to receive an ebook for your birthday? Will anyone even bother? The emergence of a new technology implies the death of another, and the rise of the ebook could mean that no one will ever again give you a novel for hosting a dinner party. I think I’m in mourning.

— Edan Lepuck, Ether Between the Covers: Gifting Books in a Digital Age, The Millions

3 febbraio 2010

A proposito di minimalismo ed estremismo

Richard Stallman

Richard Stallman su The Setup:

I am using a Lemote Yeelong, a netbook with a Loongson chip and a 9-inch display. This is my only computer, and I use it all the time. I chose it because I can run it with 100% free software even at the BIOS level.

YeeLoong8089 Notebook

I spend most of my time using Emacs. I run it on a text console, so that I don’t have to worry about accidentally touching the mouse-pad and moving the pointer, which would be a nuisance. I read and send mail with Emacs (mail is what I do most of the time). I switch to the X console when I need to do something graphical, such as look at an image or a PDF file.

2 febbraio 2010

Stephen King scrive tutto a mano

Se incontrate Mark Pilgrim non chiedetegli quale editor di testo usa.

I’m a three-time (soon to be four-time) published author. When aspiring authors learn this, they invariably ask what word processor I use. It doesn’t fucking matter! I happen to write in Emacs. I also code in Emacs, which is a nice bonus. Other people write and code in vi. Other people write in Microsoft Word and code in TextMate+ or TextEdit or some fancy web-based collaborative editor like EtherPad or Google Wave. Whatever. Picking the right text editor will not make you a better writer. Writing will make you a better writer. Writing, and editing, and publishing, and listening — really listening — to what people say about your writing.

Il resto su The Setup. Minimalismo ed estremismo. Da leggere assolutamente.

28 gennaio 2010

iPad - sospendete il giudizio finché non ci avete messo le mani, stolti!

iPad

[Foto tratta da apple.com]

Forse non ve ne siete accorti, ma è stata presentato proprio ieri l’ultimo innovativo prodotto di Apple, che si chiama iPad. Qui c‘è un video ufficiale per farsi un’idea.

Io non sono un fanatico di Apple.

Anche se riconosco che nessuno al mondo fa hardware e software come loro e ammiro il loro stile elegante ed essenziale che indica a la strada a tutti quelli che, come me, si occupano di interfacce utente, preferisco combattere quotidianamente con un sistema open source installato su macchine meno spettacolari. Non dico che sia una scelta furba, ma ognuno ha le sue passioni (possiedo solo un paio di iPod, e già quelli sono di un altro pianeta rispetto a tutti gli altri lettori musicali che mi sia capitato di usare).

Non intendo quindi unirmi ai molti che nei loro blog hanno già formulato giudizi avventati sull’iPad, in maggioranza esprimendo scetticismo.

Mi limito solo a fare due considerazioni, e a segnalare i due migliori articoli che ho trovato in rete sull’argomento.

La prima considerazione è che se uno come Steve Jobs dice che l’iPad è la cosa migliore che abbia realizzato in vita sua, l’affermazione va presa molto sul serio.

La seconda considerazione è che non si dovrebbe mai giudicare un oggetto del genere senza averlo usato per un po’. Nel caso dell’iPad l’interazione con l’utente è tutto. Nessun filmato, per quanto affascinante, può darci un’idea di cosa significhi tenerlo tra le mani, leggerci un libro, guardarci un film o gestirci le email.

Tutti i giudizi che si leggono in questi giorni sull’iPad possono essere divertenti da leggere e pieni di passione, ma diventeranno spazzatura quando il prodotto sarà utilizzato davvero. Ricordate i molti commenti scettici che sono seguiti alla presentazione del primo iPhone, quasi tutti fatti da gente che un iPhone non l’aveva mai toccato?

Ci sono però almeno un paio di eccezioni, che mi fa piacere segnalare.

La prima è un intelligente ed equilibrato post a caldo di Roberto Recchioni, sceneggiatore e disegnatore di fumetti, che scrive cose interessanti sul tipo di utente a cui l’iPad dovrebbe essere destinato.

La seconda è un lungo articolo del grande Stephen Fry, che è un noto fanatico di Apple, era al keynote ed ha già messo le sue manone sull’iPad.

There are many issues you could have with the iPad. No multitasking, still no Flash. No camera, no GPS. They all fall away the minute you use it. I cannot emphasise enough this point: “Hold your judgment until you’ve spent five minutes with it”. No YouTube film, no promotional video, no keynote address, no list of features can even hint at the extraordinary feeling you get from actually using and interacting with one of these magical objects. You know how everyone who has ever done Who Wants To Be A Millionaire? always says, “It’s not the same when you’re actually here. So different from when you’re sitting at home watching.”? You know how often you’ve heard that? Well, you’ll hear the same from anyone who’s handled an iPad.

18 gennaio 2010

Perché i libri di carta non spariranno tanto presto /1

Con l’arrivo di lettori di ebook sempre più efficienti, molti esperti del settore prevedono la definitiva scomparsa di giornali e libri di carta.

Nicholas Negroponte, che per essere esperto è esperto, ha dichiarato ultimamente che già da anni non c‘è più carta nella sua vita: i giornali, i libri e le bollette sono spariti da casa sua, e presto, secondo lui, spariranno anche dalle altre case.

Non mi permetto certo di contraddire le sue previsioni (anche se è opportuno ricordare che Negroponte aveva già previsto, nel 2002, la scomparsa dei supporti cartacei “entro 4, massimo 6 anni”: errore, Nick), ma vorrei scrivere alcune delle ragioni per cui, secondo me, i libri di carta resteranno tra noi ancora a lungo (e mi riferisco soprattutto alla narrativa, che i testi di argomento tecnico li vedo male anch’io, e giornali e riviste stanno già boccheggiando).

  • Il libro, a differenza del cd, non ha bisogno di un lettore elettronico. Il lettore, se abbiamo frequentato almeno la prima elementare, possiamo farlo noi (sull’argomento mi sono dilungato qui).
  • Non si leggono libri con la stessa velocità con cui si ascoltano canzoni. Visto che un lettore medio legge meno di 10 libri all’anno, ha davvero bisogno di una macchina che ne può contenere migliaia?
  • Puoi portarti un libro di carta in spiaggia, appoggiarlo sulla sabbia ed andare a fare il bagno senza paura che si rovini o che te lo rubino.
  • Puoi regalare un libro di carta, mentre regalare un ebook sarebbe triste come regalare un album in mp3.
  • Un libro di carta è anche un oggetto di arredamento. Lo so, questo non vale per voi raffinati intellettuali che avete in casa metri e metri di librerie Billy colme di tascabili. Ma per un lettore medio che legge i soliti meno di 10 libri all’anno, l’aspetto decorativo dei libri può essere importante.

L’elenco potrebbe continuare, e continuerà nelle prossime puntate.

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