15 luglio 2010
Caro Camillo Langone, comprati Acquagenius® e vedrai che anche il tuo basilico sarà contento se ti levi un po' dalle palle
Una delle principali ragioni di esistere della religione è alleviare le nostre pene attraverso i sensi di colpa1, e Camillo Langone, che di sensi di colpa è uno dei più raffinati divulgatori, stavolta se la prende con quelli che per andare in vacanza abbandonano le loro piante di basilico. Riporto per intero la sua Preghiera pubblicata sul Foglio di oggi2.
Avendo una missione da compiere non vado mai in vacanza però, abitando nella città ultima in Italia non solo per il cibo ma anche per il clima (ovviamente alludo a Parma), almeno nelle settimane di maggior caldo non mi dispiacerebbe continuare a fare le solite cose (leggere, scrivere, pedalare) in una località diversa, dotata di aria respirabile. Non posso farlo. Quando per una dimenticanza il mio basilico resta senz’acqua per quarantott’ore lo trovo accasciato, agonizzante. Guardarlo mi fa male al cuore e penso che se stessi via anche solo tre giorni morirebbe. Per andare in vacanza bisogna essere capaci di tutto, non soltanto bisogna essere capaci di abbandonare i propri genitori, le proprie strade, le proprie chiese, bisogna perfino avere il coraggio di abbandonare le proprie piante di basilico. I turisti sono dei mostri.
Caro Langone, comprati Acquagenius® e vai in vacanza tranquillo anche per tre settimane. L’estate scorsa sono stato più di venti giorni in Sicilia e quando sono tornato le mie piante di Cannabis Sativa3 erano in forma splendida. Tra l’altro, costa solo 18 euro.
1. Sembra contraddittorio, ma se avete voglia di rifletterci per bene vedrete che è così: avere sensi di colpa e tentare di risolverli rende più sopportabile il dolore morale. ↩
2. Non che abbia comprato il Foglio, né oggi né mai. Il testo l’ho trovato nel blog di Giogio Dell’Arti. ↩
3. Scherzo, eh. Ovviamente si trattava di basilico. ↩
5 maggio 2010
Ministro lei? Con quella faccia?
Ho sempre considerato deboli e poco divertenti le battute basate sull’aspetto fisico delle persone. Anche quando si tratta di persone oscenamente ricche, arroganti e potenti. Ma nel caso del simpatico Scajola devo registrare un’eccezione.

Riccardo Mannelli su Il Fatto Quotidiano
6 aprile 2010
L'anello di congiunzione tra il computer e il divano

Stamattina durante la pausa caffè si parlava dell’ iPad. Poi, a pranzo, si continuava a parlare dell’iPad. E vabbè, questo ci può stare, visto che nel mio ufficio ci occupiamo quasi tutti di software. Però anche sabato sera a cena si parlava dell’iPad, in un tavolo di ultrà della Fiorentina, attori, ballerine e ragionieri. E anche al bar del mio paesino di 1000 abitanti c’era un tizio, il giorno di Pasqua, che parlava dell’iPad, lamentandosi dell’assenza di multitasking. Si parla dell’iPad anche sulla Gazzetta dello Sport, grazie al sempre ottimo Giorgio Dell’Arti. Tornando da lavoro ho visto una donna incinta salire sul mio autobus insieme ad un ragazzo senegalese. Stavo per lasciarle il posto a sedere quando lei ha tirato fuori il tesserino dell’ATAF e mi ha chiesto il biglietto. Anche il senegalese ha fatto lo stesso, dalla parte opposta dell’autobus. Ho nostalgia dei tempi non lontani in cui gli autobus si svuotavano all’ingresso di un uomo di mezza età con completo carta-zucchero e borsello. Ormai non c’è modo di prevenire i controlli, e infatti nessuno dei passeggeri era sprovvisto di titolo di viaggio. Grande efficienza. Mentre aspettavano di scendere alla fermata successiva, la donna incinta/controllore ha chiesto al collega senegalese se secondo lui valeva la pena comprarsi un iPad. Lui ha risposto che lo comprerebbe subito, se solo ci fosse il supporto a Flash. Poi sono scesi. Era dai tempi del Viagra™ che non sentivo così tanta gente parlare di un unico prodotto. (Ma il Viagra, almeno, era un argomento per soli uomini.)
Qualcuno dice che spariranno i libri di carta e i giornali di carta perché tutti li leggeranno sull’iPad. Pagando, finalmente. Questo potrebbe salvare i giornali – e soprattutto i giornalisti.
Qualcuno dice che invece l’iPad è una sòla, perché è troppo grosso per portarlo in tasca, ma troppo piccolo per lavorarci davvero, e poi non ha il multitasking e non ha Flash, quindi niente YouTube (per ora), niente FarmVille, e niente Ristorante, e così alla fine, a parte la prima ondata di gonzi esaltati, non lo comprerà nessuno.
I peggiori, come sempre, sono i fanatici di Apple, che dicono che l’iPad ha un peso perfetto, una forma perfetta, dimensioni perfette, packaging (ahhhhrg!) perfetto e pochissime ma proprio pochissime istruzioni per l’uso, perché i prodotti Apple sono così ben progettati che non hanno bisogno di istruzioni per l’uso. E mentre dicono queste cose non riescono a trattenere risatine timide ed eccitate.
Io dico che probabilmente l’iPad avrà un grande successo perché è l’anello di congiunzione che mancava tra il computer e il divano. I vari Media Center che dovevano portare il computer dentro la televisione (e quindi congiungerlo con il divano) non hanno mai funzionato bene. Anche l’Apple TV è stato un fallimento. Al momento, è vero, ti puoi sedere sul divano con un portatile appoggiato sulle ginocchia – o sul petto, se prefersci stare sdraiato – ma alla lunga un portatile è pesante, e poi si scalda troppo, e comunque dopo un po’ la batteria di esaurisce e sei costretto ad armeggiare con cavi e trasformatori, che finiscono per limitarti nei movimenti rovinandoti il relax. Con l’iPad, invece, il lavoratore, dopo aver esplorato le pieghe più oscure di Repubblica.it durante la 8 ore passate in ufficio, potrà rientrare nel suo appartamento, buttarsi sul divano, e dare un occhiata a Facebook anche per 10 ore di fila tenendo in mano un oggetto leggero e sottile, senza fili, che gli permette di assumere le posizioni più sfiziose e rilassanti.
Magari fareste meglio ad uscire un po’ di casa, fare una corsetta per tenervi in forma, o almeno una passeggiata, oppure andare a prendervi un aperitivo e poi entrare in un cinema. Dovreste vedere gente vera, insomma – che spesso, va detto, è noiosissima, ma almeno è reale (forse). Io ve l’ho detto. Ma se invece vi piace proprio tanto cazzeggiare davanti a un monitor, allora io credo che l’iPad sia il prodotto per voi.
27 marzo 2010
Culturale! Culturale! Culturale! (Confusion Will Be My Epitaph)
Per quelli che si fossero persi RAI PER UNA NOTTE e non avessero il tempo di riguardarsi la trasmissione per intero su YouTube o sul sito di Repubblca, pubblico qui il video di uno dei momenti più importanti e signifcativi della serata, completo di trascrizione in forma di sceneggiatura a beneficio dei non udenti, di chi si trova in ufficio e non può usare le casse del pc e di chi sta guardando questa pagina con un iPhone o un iPad.
INT. PALADOZZA – NOTTE
E’ in corso la trasmissione RAI PER UNA NOTTE. Il giornalista RICCARDO IACONA, dal palco, sta parando di libertà di stampa.
IACONA
…Non basta, bisogna fare un passo in più, questo di stasera immagino che è straordinario…
MOGAN, dalla parte opposta del palco, richiama l’attenzione di IACONA, borbottando qualcosa di incomprensibile.
IACONA
Eh? Prego.
IACONA si volta verso MORGAN e gli fa un cenno di saluto.
MORGAN (V.O.)
Ciao.
IACONA
Ciao Morgan.
MORGAN
Ho cambiato posto per vedere da qua, perché ho delle difficoltà a capire questo dibattito. Ecco già… io sono stato contestato. La cosa è molto interessante perché… a me interessa, sinceramente. Non so se sono completamente fuori io o se voi non siete a un livello di verità, però da qui è molto diverso: innanzitutto riesco a parlare, e… là però mi divertivo un casino. Comunque, l’Italia è rovinata…
UNO DEL PUBBLICO (V.O.)
Ma chi se ne frega!
MORGAN
(si rivolge al pubblico)
Ecco: è strano questo? E’ strano, è molto strano. Comunque, io penso che se Michele Santoro mi ha invitato io posso esprimere la mia opinione.
SANTORO osserva MORGAN, perplesso.
MORGAN
Sinceramente…
SANTORO
Vabbè, ma non c’è bisogno, dai. Non apriamo un dibattito su… sul niente.
MORGAN
Sì, vabbè, d’accordo, vabbè, però… lasciamo perdere… dai…
SANTORO
Anzi, poi un gruppo di volontari se va a liberare Loris Mazzetti, perché…
MORGAN
E’ caos, questo è caos, ragazzi, cioè, è caos. E’ un casino.
SANTORO
…se la organizziamo, questa liberazione.
MORGAN
Allora: lui stava parlando del perché, a me piaceva questo fatto, l’Italia non ha il coraggio e la forza, hm?, di avere un senso critico rispetto a questa caduta, che sta avvenendo, di valori, perché non riesce veramente a prendere in mano la situazione da tempo.
SANTORO continua a guardare MORGAN con espressione perplessa.
MORGAN
Allora, io ero partito con Dante. Dice: come ti permetti di parlare di Dante? Sì, faccio le canzoni e conosco la poesia meglio della politica. Loro conoscono la politica, io conosco Dante, non mi sembra strano, onestamente. Poi, punto. Poi, (rivolto a IACONA) penso che sei incazzato, tu sei incazzato, mi è piaciuto il modo come…
Alcune voci dal pubblico esprimono insofferenza. Qualcuno abbozza un applauso di incoraggiamento.
MORGAN
(rivolto al pubblico)
Cos’è strano il modo in cui io parlo? Ma non lo so io, penso… qui si sta facendo una specie di…
VOCE DAL PUBBLICO
Parla!
MORGAN
Vabè, parlo. E’ difficilissimo. Io penso…
MORGAN si interrompe. Sembra cercare le parole giuste. Una parte del pubblico cerca di incoraggiarlo con un applauso. Ma si sentono anche mormorii spazientiti.
SANTORO
Morgan, non ti preoccupare. Concludi quello che stai dicendo, però, eh.
MORGAN
No, ma siccome faccio fatica a sentire…
SANTORO
No, perché prima abbiamo sentito una performance straordinaria, ma eravamo un po’ perplessi sul tempo, diciamo, televisivo, no?, perché comunque…
MORGAN
Io non ti sento benissimo, cioè, siamo lontani, lo so che tu fai televisione, anche tu…
SANTORO
Non ci perdiamo. Non ci perdiamo nelle cose inutili, questo voglio dire.
MORGAN
… è difficile interagire quando si è lontani.
SANTORO
Quindi concludi il tuo pensiero.
MORGAN
Non so se si può concludere il mio pensiero. Io, io volevo far sentire la mia…
SANTORO
(allarga le braccia, sorridente ma spazientito)
Eh vabbè, dai, è la vita. C’è sempre un tempo. Allora, vai.
MORGAN
No, nel senso… lo taglio.
Santoro
No, no… senza ‘accettare’ cose… vai.
MORGAN
No, lo taglio. Il mio pensiero si è capito, non c’è da concludere. Il mio pensiero è: coraggio, coraggio, spirito critico, e riempire il vuoto culturale, culturale, culturale!
(A parte questo e pochi altri momenti imbarazzanti, quasi tutti opera di Morgan, Rai Per Una Notte a me è piaciuto moltissimo.)
17 febbraio 2010
Il gatto, il gatto, il gatto... e il maiale?

Ipocrisia e conformismo, in questa storia del gatto in umido.
5 febbraio 2010
Tranquilli, hanno tutti seguito un percorso di riabilitazione

Su Life, evidentemente ispirati dal caso Morgan, hanno pubblicato una galleria fotografica con alcuni dei più celebri tossici ed alcolizzati del mondo letterario.
4 febbraio 2010
I Walk The Line
Disgraziato il Paese che ha bisogno di rockstar1 che non si drogano. Ma disgraziate anche le rockstar che per non essere escluse dal Festival di Sanremo devono promettere di seguire percorsi di riabilitazione e scusarsi con la Nazione tutta.
1. rockstar si fa per dire.