8 marzo 2010

Non esiste alcun linguaggio musicale innato, ma soltanto la nostra maggiore o minore familiarità con esso

Non esiste alcun linguaggio musicale innato, ma soltanto la nostra maggiore o minore familiarità con esso, la nostra disponibilità a comprenderlo. Quando Mozart volle forzare i codici del suo tempo – e lo fece più volte – si tirò addosso tremende critiche: «Il suo orecchio è sordo, la sua musica è troppo speziata, il suo palato è guasto». Oggi, giudichiamo capolavori quei suoi eccessi.

Sandro Cappelletto su La Stampa

Io aggiungerei che per noi ascoltatori moderni gli eccessi di Mozart sono ormai la sigla ufficiale della musica classica. Fin troppo prevedibili.

Ricordo che quando da bambino mi capitò di sentire i primi pezzi blues – classici degli Stones, o dei Led Zeppelin – mi sembrarono assurdi e dissonanti. Non li capivo. Non ci ero abituato. Ora li considero parte del mio DNA.

Caetano Veloso racconta che quando era un liceale un suo amico gli portò un disco e gli disse: “Tu che ami le cose pazze, devi assolutamente conoscere questo tizio: è stonato come una campana, l’orchestra va da una parte lui dall’altra.” Il disco era Chega De Saudade, il manifesto della bossanova, un capolavoro assoluto che avrebbe cambiato la storia della musica.

Insomma, sottoscrivo quello che dice Sandro Cappelletto. E’ solo questione di abitudine.

2 febbraio 2010

Stephen King scrive tutto a mano

Se incontrate Mark Pilgrim non chiedetegli quale editor di testo usa.

I’m a three-time (soon to be four-time) published author. When aspiring authors learn this, they invariably ask what word processor I use. It doesn’t fucking matter! I happen to write in Emacs. I also code in Emacs, which is a nice bonus. Other people write and code in vi. Other people write in Microsoft Word and code in TextMate+ or TextEdit or some fancy web-based collaborative editor like EtherPad or Google Wave. Whatever. Picking the right text editor will not make you a better writer. Writing will make you a better writer. Writing, and editing, and publishing, and listening — really listening — to what people say about your writing.

Il resto su The Setup. Minimalismo ed estremismo. Da leggere assolutamente.

19 gennaio 2010

Brian Eno sulla fine dell'era del disco

“I think records were just a little bubble through time and those who made a living from them for a while were lucky. There is no reason why anyone should have made so much money from selling records except that everything was right for this period of time. I always knew it would run out sooner or later. It couldn’t last, and now it’s running out. I don’t particularly care that it is and like the way things are going. The record age was just a blip. It was a bit like if you had a source of whale blubber in the 1840s and it could be used as fuel. Before gas came along, if you traded in whale blubber, you were the richest man on Earth. Then gas came along and you’d be stuck with your whale blubber. Sorry mate – history’s moving along. Recorded music equals whale blubber. Eventually, something else will replace it.”

Brian Eno intervistato dal Guardian il 17 gennaio 2010.

Mi piace particolarmente la citazione del grasso di balena (whale blubber). Se avete letto Moby Dick sapete bene quanto fosse prezioso, all’epoca del romanzo (anche se nel caso dei capodogli una materia ancor più preziosa era lo spermaceti).

E mi piace, naturalmente, la grande distanza emotiva ed intellettuale dalla quale Brian Eno osserva the record age.

L’era del disco è stata una parentesi dorata che ha visto nascere una mitologia difficile da superare, ed ha fatto arricchire in modo smisurato non solo le rockstar ed i tanti personaggi di talento che in questi ultimi decenni si sono dedicati alla nobile e remunerativa arte della canzone, ma anche molte mezze seghe che gravitavano intorno all’industria discografica. Una parentesi dorata tra un’epoca in cui, per difetto di tecnologia, si guadagnavano solo pochi spiccioli con la musica popolare, e un’altra epoca in cui, per eccesso di tecnologia, si torneranno a guadagnare pochi spiccioli con la musica popolare.

Altre considerazioni.

La musica popolare prima dell’era del disco

Quando rifletto sulla tecnologia che ha consentito all’uomo di registrare la musica, e sulla sua evoluzione, penso anche, con un po’ di tristezza, ai grandi artisti della musica popolare che sono vissuti prima dell’era del disco, dei quali purtroppo non sapremo mai niente. Tutti gli straordinari violinisti che suonavano per le strade di Praga, i geniali cantanti del Mali che nei secoli hanno costruito, intuizione dopo intuizione, buona parte di quello che oggi chiamiamo blues, i chitarristi gitani che inventavano rirmi forsennati, mai sentiti prima, e quelli che li copiavano , e li miglioravano. E così via. Le loro note si perdevano nel vento. Nessuna gloria per loro. I loro nomi, come la loro musica, non sono registrati da nessuna parte.

Se non ci saranno più tanta ricchezza né gloria, chi farà ancora grandi canzoni?

Nei prossimi decenni, probabilmente, non avremo niente di paragonabile a Sgt. Pepper o a The Dark Side Of The Moon. I dischi in grado di segnare epoche e generazioni saranno solo un ricordo. Ma i musicisti davvero appassionati continueranno a fare buona musica, e quelli dotati di vero talento faranno grande musica, come sempre è successo. Non diventeranno rockstar miliardarie, magari, e non ci sarà una grande industria intorno a loro. Saranno tutti costretti a fare molti concerti per vivere della loro arte, anche quelli non più giovanissimi, anche quelli che ai tempi d’oro si rifiutavano di farli. E nel 2030 io e la mia ragazza ci saremo stancati di vedere ogni mese il concerto di Mina al Teatro Verdi.

Insomma, se non siete feticisti del disco* o lavorate nell’industria discografica non avete motivo di preoccuparvi per il futuro della musica.

[*] Lui dice “veri appassionati di musica”, ma per me si tratta invece di veri appassionati di dischi.

18 gennaio 2010

Perché i libri di carta non spariranno tanto presto /1

Con l’arrivo di lettori di ebook sempre più efficienti, molti esperti del settore prevedono la definitiva scomparsa di giornali e libri di carta.

Nicholas Negroponte, che per essere esperto è esperto, ha dichiarato ultimamente che già da anni non c‘è più carta nella sua vita: i giornali, i libri e le bollette sono spariti da casa sua, e presto, secondo lui, spariranno anche dalle altre case.

Non mi permetto certo di contraddire le sue previsioni (anche se è opportuno ricordare che Negroponte aveva già previsto, nel 2002, la scomparsa dei supporti cartacei “entro 4, massimo 6 anni”: errore, Nick), ma vorrei scrivere alcune delle ragioni per cui, secondo me, i libri di carta resteranno tra noi ancora a lungo (e mi riferisco soprattutto alla narrativa, che i testi di argomento tecnico li vedo male anch’io, e giornali e riviste stanno già boccheggiando).

  • Il libro, a differenza del cd, non ha bisogno di un lettore elettronico. Il lettore, se abbiamo frequentato almeno la prima elementare, possiamo farlo noi (sull’argomento mi sono dilungato qui).
  • Non si leggono libri con la stessa velocità con cui si ascoltano canzoni. Visto che un lettore medio legge meno di 10 libri all’anno, ha davvero bisogno di una macchina che ne può contenere migliaia?
  • Puoi portarti un libro di carta in spiaggia, appoggiarlo sulla sabbia ed andare a fare il bagno senza paura che si rovini o che te lo rubino.
  • Puoi regalare un libro di carta, mentre regalare un ebook sarebbe triste come regalare un album in mp3.
  • Un libro di carta è anche un oggetto di arredamento. Lo so, questo non vale per voi raffinati intellettuali che avete in casa metri e metri di librerie Billy colme di tascabili. Ma per un lettore medio che legge i soliti meno di 10 libri all’anno, l’aspetto decorativo dei libri può essere importante.

L’elenco potrebbe continuare, e continuerà nelle prossime puntate.

17 gennaio 2010

Bach, Mozart and Beethoven I never could get, and I don’t feel any the worse for it

There are some classical musical works that I can groove with — but, for example, Bach, Mozart and Beethoven I never could get, and I don’t feel any the worse for it. There’s plenty left to love and enjoy. This whole rant, I guess, derives a little from the fact that I resent the implication, and sometime-feeling, that I’m less of a musician and even a person for not appreciating those works. It’s not true!

Ditto with visual art and literature — some of the classics I love deeply, but like many people, there are many Great Works of Literature that lie unfinished on my shelves, and thank God for that, as I was probably doing something more interesting instead… maybe reading something more inspiring, or even trying to write something myself.

David Byrne, nel suo blog, riflette sull’arte e la cultura, e sui modi in cui oggi vengono proposte alle masse. Da leggere assolutamente, che fa bene all’intelligenza. (E ascoltate anche la sua radio, già che ci siete.)

24 luglio 2008

Il lettore siamo noi

A parecchi mesi dal suo lancio, si può affermare che il lettore di ebook di amazon non era l’atteso killer del libro di carta.

Tuttavia in molti ritengono imminente l’arrivo dell’ “ipod dei libri”, intendendo con questa espressione il prodotto tecnologico che farà ai libri quello che l’ipod ha fatto alla musica, cioè dare un grosso contributo alla scomparsa del supporto fisico.

Molti brillanti analisti di cose tecnologiche che fanno questo paragone tra libro e CD non colgono però una differenza decisiva tra i due supporti: mentre il disco, per essere ascoltato, ha bisogno di un lettore, nel caso del libro il lettore siamo noi.

Per la musica – e anche per i video – il supporto serve a contenere dei dati, dati che con l’evoluzione tecnologica possono essere contenuti direttamente nel lettore, portando a togliere un elemento, il supporto appunto, che è destinato all’estinzione.

Per il libri, puoi eliminare il supporto fisico – cioè il libro di carta – ma devi aggiungere un lettore che con il libro di carta non è necessario. Quindi abbiamo sempre due elementi: noi che leggiamo ed il libro nel vecchio scenario, noi che leggiamo e una macchina che legge dei dati e ce li mostra in forma di pagine scritte nel nuovo scenario.

Il vantaggio del nuovo scenario è che la macchina può contenere migliaia di libri senza alterare il suo peso e le sue dimensioni. Lo svantaggio è che la macchina deve in qualche modo essere alimentata.

E’ possibile che il lettore di ebook comodissimo e perfetto, che si alimenta ad energia solare e contiene milioni di libri e pesa 10 grammi e non stanca mai la vista arrivi, prima o poi. Anzi, direi che è probabile. E sarà una bella cosa. Andare in vacanza con 10000 libri ed il peso di uno sarà un piacere. E leggere di notte senza bisogno di accendere una luce che disturba chi ci dorme accanto sarà un piacere anche maggiore. Ma si tratterà sempre di tenere in mano qualcosa che non può essere molto più piccolo di un tascabile, se dobbiamo leggere comodamente, né molto più leggero.

Insomma, il paragone tra libro e cd non regge. Il libro sarà molto più duro a morire. I nostri nipoti leggeranno anche libri di carta, secondo me.

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