20 aprile 2010

Abemus Editorem! Almeno un editor video per Linux che funziona c'è, e si chiama OpenShot

OpenShot - screenshot La settimana scorsa, non privo di superbia, scrivevo che gli editor video per Linux fanno tutti schifo, nessuno escluso.

Ebbene, mi sbagliavo. Per recentissima esperienza personale posso affermare che almeno un editor video per Linux che funziona c’è, e si chiama OpenShot.

Lo sviluppo di OpenShot è iniziato meno di due anni fa, con lo scopo di dare a Linux un editor video che fosse sufficientemente potente, stabile e facile da usare. Io l’avevo provato circa sei mesi fa, ma l’impressione non era stata buona. Come tutti gli altri suoi colleghi non era per niente stabile.

Pochi giorni fa però, su suggerimento di un lettore, ho deciso di installare la versione più recente di OpenShot su Ubuntu 8.04, scaricando i il file di installazione e le dipendenze direttamente dal sito dell’applicazione, che ha un’ottima sezione download.

L’installazione è andata a buon fine.

L’importazione di tre brevi filmati girati l’estate scorsa con una videocamera portatile come questa è andata a buon fine.

Le operazioni di ritaglio, montaggio e aggiunta di transizioni tra le clip non solo sono andate a buon fine, ma sono state anche velocissime ed intuitive.

Infine, anche l’esportazione del video in un formato ottimizzato per la pubblicazione sul web è andata a buon fine (a dire il vero non ho potuto usare il formato mp3 per l’audio, ma visto che il mio sistema è vecchio di due anni ed ha versioni non aggiornate di certe librerie, non mi sento di dare la colpa ad OpenShot per questo. E comunque scegliendo l’audio in mp2 tutto ha funzionato).

Il risultato finale, naturalmente, è una cagata pazzesca che mi guardo bene dal pubblicare, ma questo è un problema mio. OpenShot il suo lavoro lo ha fatto alla grande.

Ho provato anche ad importare ed esportare video in altri formati, inserire musica di sottofondo e titoli di testa, usare dissolvenze incrociate a raffica, mixare video e audio, e tutto è stato eseguito perfettamente.

In conclusione, nonostante alcuni difetti minori (come la gestione dei codec al momento dell’esportazione o l’inguardabile tema predefinito – molto meglio quello simple) OpenShot è l’editor video che cercavo. Complimenti a tutti quelli che ci hanno lavorato.

Tra l’altro, pare che OpenShot verrà inserito tra le applicazioni predefinite della prossima, imminente versione di Ubuntu. Ottima scelta.

14 aprile 2010

Gli editor video per Linux fanno tutti schifo, ma le cose potrebbero cambiare presto

Lightworks

Da un paio di anni uso quasi esclusivamente Linux sui computer di casa, e mi trovo benissimo.

Su Linux riesco a fare Web Design, UI Design, sviluppo software, grafica (grazie ad Inkscape ed al libbro), fotoritocco, giochini online di vario genere, ascoltare musica, guardare la Rai, guardare film – in streaming e non. Se troverò un po’ di tempo per prendere confidenza con Ardour, forse riuscirò anche a produrre musica registrata come si deve. (Sì, ho una di quelle personalità eclettiche ormai in via d’estinzione, in quest’epoca di professionisti super-specializzati. Ma va detto che faccio tutto piuttosto male.)

L’unico settore in cui il software open source mi sembra ancora molto carente è quello dell’editing video.

E’ da un anno che cerco un editor video per Linux che funzioni. Ogni tanto navigo in cerca di qualche novità, finisco in qualche forum dove si tratta l’argomento, e lì trovo molti utenti che dicono tutti la stessa cosa.

“E’ pieno di editor video per Linux, c’è solo l’imbarazzo della scelta. C’è Kino, c’è OpenShot, c’è Kdenlive, c’è Avidemux. Senza dimenticare il vecchio Cinelerra. E molti altri progetti meno conosciuti ma molto promettenti. Sono tutti fantastici.”

Io li ho provati tutti, anche quelli (ancor) meno conosciuti ma molto promettenti. O almeno ci ho provato, a provarli tutti. La maggior parte si è piantata subito dopo il primo avvio, e poi ha continuato a piantarsi subito dopo il successivo riavvio, e così via. Quelli che che non si sono piantati all’avvio, si sono poi bloccati durante l’importazione del primo filmato. I pochissimi superstiti che sono riusciti ad importare un filmato senza bloccarsi subito, sono andati in crash successivamente, durante semplici operazioni di taglia e incolla, e da quel momento non si sono più ripresi. L’unico programma con cui sono riuscito a raggiungere il mio modesto obiettivo (importare un filmato di 3 minuti, dividerlo in 3 scene, unirle insieme – senza effetti di dissolvenza o simili – ed aggiungere un po’ di musica di sottofondo) è stato Blender, un’applicazione che si occupa in realtà di grafica 3D ma ha uno spartano editor video integrato (qui trovate i collegamenti ad un paio di tutorial indispensabili per orientarvi tra le centinaia di funzionalità di Blender, se la cosa vi interessa).

Potreste obiettare che non è colpa del software, ma sono io ad essere troppo scarso per farlo funzionare. Ma se sono troppo scarso io, come può sperare di cavarsela il famoso utente medio?

Modificare i video su Linux è un casino, al momento. Non date retta a chi vi dice che non è così

Stamattina però ho letto una notizia interessante.

EditShare officially acquired Lightworks in August 2009 and plans to make the first step towards releasing Lightworks Open Source in Q3 of this year in the form of a free Lightworks download. The download will be made available to everybody. Users will be able to familiarize themselves with the Lightworks editing system and its multitude of features including: true shared projects, instant save, multi-cam ingest, 3D editorial functionality, Universal Media File support, native RED editing, native 2K support with DPX and RED, dual outputs, and a format-independent timeline.

Lightworks è un editor video professionale paragonabile ai più noti Final Cut Pro e AVID. E’ stato usato per la post-produzione di capolavori come Quei Bravi Ragazzi e Pulp Fiction e sembra dotato di un’interfaccia ben disegnata, pulita ed intuitiva. Probabilmente si tratta di un software fin troppo potente e complesso per l’utente standard che vuole fare un piccolo montaggio dei suoi filmati delle vacanze, mettendoci dei bei titoli animati in Comic Sans e [inserisci canzone di merda a caso, meglio se dance] in sottofondo. E probabilmente ci vorrà un bel po’ prima di poterlo installare su Linux senza troppe complicazioni.

Ma si tratta comunque una bellissima novità per il mondo open source.

Lo aspettiamo con disperata ansietà.

3 febbraio 2010

A proposito di minimalismo ed estremismo

Richard Stallman

Richard Stallman su The Setup:

I am using a Lemote Yeelong, a netbook with a Loongson chip and a 9-inch display. This is my only computer, and I use it all the time. I chose it because I can run it with 100% free software even at the BIOS level.

YeeLoong8089 Notebook

I spend most of my time using Emacs. I run it on a text console, so that I don’t have to worry about accidentally touching the mouse-pad and moving the pointer, which would be a nuisance. I read and send mail with Emacs (mail is what I do most of the time). I switch to the X console when I need to do something graphical, such as look at an image or a PDF file.

19 gennaio 2010

Pollycoke is back in town

Dopo oscure vicende commerciali e qualche mese di inattività, uno dei migliori blog italiani su Linux e il software libero sta per tornare.

Se vi interessa il mondo del software libero, ma anche se vi interessa solo leggere cose intelligenti scritte come di deve, tenete d’occhio il nuovo indirizzo http://pollycoke.org. Per ora c‘è solo una pagina di benvenuto, ma già da quella capisce che Felipe è in gran forma.

16 dicembre 2009

The Book Of Inkscape, ovvero: fare una copertina più brutta non era facile, nemmeno con Inkscape

The Book Of Inkscape - Copertina
I programmi di grafica vettoriale abbastanza buoni per farne un uso professionale si possono contare nelle dita di una sola mano, e ne avanzano due – Corel Draw non lo prendo in considerazione perché è troppo poco diffuso tra i web designer (e poi è disponibile solo per Windows) e lo sviluppo di Freehand, purtroppo, è cessato da tempo.

Restano quindi:

  1. Adobe Illustrator,
  2. Fireworks (non me la sento di scrivere Adobe, che quelli di Adobe l’hanno solo appesantito e peggiorato),
  3. e Inkskape.

Illustrator è lo standard per chi fa grafica professionale e non credo abbia bisogno di ulteriori presentazioni. Fireworks è più leggero e semplice da utilizzare, non è pensato per la stampa ma è uno strumento straordinariamente efficace per disegnare interfacce utente, dal prototipo alla versione definitiva, ed ha un algoritmo per l’ottimizzazione di immagini che non è secondo a nessuno.

Sia Fireworks che Illustrator costano un sacco di soldi.

Sia Fireworks che Illustrator si possono installare su tutti e due i sistemi operativi, country & western.

Inkscape è l’unico dei tre ad essere open source, gratuito ed installabile su Linux senza dover usare emulatori. Anche se il suo utilizzo in ambito professionale è probabilmente prossimo allo zero, non sembra meno potente e versatile degli altri due costosi software, rispetto ai quali ha anche il pregio di lavorare nativamente nel formato SVG, che come saprete è lo standard ufficiale per la grafica vettoriale sul web. Attratto dal suo codice aperto e dalla possibilità di installarlo su qualsiasi sistema operativo – ma anche dal prezzo imbattibile di 0 euro – ho provato più di una volta a farlo diventare il mio programma di grafica vettoriale preferito, ma la sua interfaccia confusa e troppo diversa da quelle a cui sono abituato unite alla mia pigrizia ed alla presenza dell’icona di Fireworks sul desktop mi hanno sempre impedito di andare fino in fondo.

Forse questo tomo di 476 pagine appena uscito per No Starch Press è quello che mi ci vuole. Una recensione positiva è apparsa su Sitepoint ed i capitoli di esempio che ho scaricato sono scritti ed illustrati molto bene. Mi fa piacere che cominci a venire pubblicato qualche manuale di qualità anche per software open source. E’ vero che in rete si trovano ottimi tutorial su Inkscape, Gimp o Blender, ma un libro ben strutturato è tutta un’altra cosa, e sono sicuro che la mancanza di manuali e documentazione ben oganizzata che li riguardi sia uno dei motivi che ha impedito a questi eccellenti programmi di diffondersi maggiormente anche in ambito professionale.

Acquisterò il libro e vi farò sapere.

Il voto partirà da -1 a causa dell’inguardabile copertina, che arreca all’incolpevole Inkscape un grave danno di immagine ancor prima che il libro venga aperto.

Ma come si fa, benedetti ragazzi di No Starch Press , a mettere una copertina così poco attraente su un libro che dovrebbe essere rivolto a grafici o aspiranti tali? Mah.

Copyright © 2008-2010 Meia (Licenza) | Powered by Textpattern | Email: alexmeia (chiocciola) gmail.com | Feed: RSS / Atom

meiaweb.com non è da considerarsi in alcun modo una testata giornalistica in quanto non prevede periodicità nell'aggiornamento. Il titolare non si assume alcuna responsabilità per quanto pubblicato all'interno dei commenti, allo stesso tempo si rende disponibile all'autorità competente nel fornire ogni dato in suo possesso in caso di contenzioso. I marchi citati sono da ritenersi proprietà dei legittimi proprietari. Per chi scrive un commento o invia una mail attraverso questo sito, si garantisce la tutela della privacy ai sensi e per gli effetti del D.Lgs 196 30/06/03.

torna in cima