5 maggio 2010

Ministro lei? Con quella faccia?

Ho sempre considerato deboli e poco divertenti le battute basate sull’aspetto fisico delle persone. Anche quando si tratta di persone oscenamente ricche, arroganti e potenti. Ma nel caso del simpatico Scajola devo registrare un’eccezione.

Riccardo Mannelli - vignetta su Scajola

Riccardo Mannelli su Il Fatto Quotidiano

29 gennaio 2010

Il comunismo reale, dici. E con il cristianesimo reale, come la mettiamo?

Stalin con bambini Un lettore molto suscettibile si è sentito offeso da un mio recente post – che in realtà intendeva essere un articolo tecnico – per la disinvoltura con la quale ho usato il simbolo della falce e martello nei miei esempi, e mi ha inviato una breve email traboccante indignazione. Eccone la parte più significativa:

“Mi stupisce che nel 2010 non si provi nemmeno un po’ di vergogna nel definirsi “affezionati” ad un simbolo come la falce e il martello. La falce e il martello rappresentano assassinio, violenza, dittatura e negazione della libertà, ormai dovrebbe essere chiaro a tutti.”

Caro lettore, visto che a mio parere rappresenti degnamente una buona parte dei nostri connazionali, che negli ultimi quindici anni si sono abituati a vedere inserita la parola comunista nella lista delle offese più ignobili, ti rispondo pubblicamente in modo da poter chiarire anche agli altri 12 lettori di questo blog la mia posizione riguardo a falce, martello ed altri simboli.

Prima di tutto, confesso che a me il comunismo, inteso come movimento e come insieme di idee, è sempre piaciuto.

Per come la vedo io, la falce e il martello rappresentano la volontà di uguaglianza tra gli uomini, la voglia di riscatto dei deboli e degli sfruttati, la necessità di abolire gli ingiustificati privilegi che rendono pochi uomini oscenamente ricchi e potenti ed impediscono a molti altri uomini di vivere una vita dignitosa.

Quando qualcuno ha provato e mettere in pratica questi ideali non ha funzionato per niente. Si è formata ben presto una classe di privilegiati ancor più oscena della precedente, e gli sfruttati hanno continuato ad essere sfruttati, godendo di ancora meno libertà di prima. Questa è storia, è c‘è poco da discutere. Forse Marx ed Engels avevano troppa fiducia negli esseri umani. I quali, purtroppo, restano fondamentalmente animali che amano competere e vincere. Il comunismo reale è stato un fallimento, in tutte le sue versioni. Per questo trovo ridicoli quei partiti che ora, nel 2010, si presentano alle elezioni con falce e martello su sfondo rosso.

Tuttavia quel simbolo ha ancora un valore, per me, perché hanno ancora valore gli ideali che rappresenta.

Del resto, non credo che Gesù Cristo abbia avuto miglior fortuna di Marx. Anche lui aveva sopravvalutato gli esseri umani. Ed anche le sue idee, bellissime e rivoluzionarie, sono state usate solo come strumenti di potere da chi pretendeva di metterle in pratica. Ovviamente ci sono state straordinarie eccezioni. Ma nelle gerarchie ecclesiastiche, come in quelle dei paesi comunisti, ho sempre visto lo stesso desiderio di potere e ricchezza e la stessa siderale distanza dagli ideali che avrebbero dovuto rappresentare.

Nonostante questo, la croce resta un simbolo amato da milioni di persone. Ed è giusto che sia così. Perché la croce, come tutti i simboli, rappresenta le idee, non i miseri uomini che nel corso dei secoli se ne sono appropriati.

10 dicembre 2009

Il colore viola

Leonardo come sempre riesce ad esprimere in modo convincente quello che molti percepiscono. L’antiberlusconismo è buono e giusto, è giunto il momento di dirlo forte e chiaro.

L’antiberlusconismo c‘è. È superficiale, dite. Sarete profondi voi. Io nell’antiberlusconismo ci trovo una stratificazione che nelle mozioni pd, francamente, mah. C‘è un sano riflesso giustizialista che non deve sfociare necessariamente nel forcaiolismo. C‘è l’avversione, più che giustificata, per chi ha costruito un impero mediatico sul malaffare. Una richiesta di democrazia e pluralismo; uno sguardo all’Europa, perlomeno a quei Paesi dove un Berlusconi sarebbe inammissibile. Ci sono cose di destra e di sinistra e non fanno affatto a pugni, anzi in un qualche modo si armonizzano e lasciano intravvedere una sintesi; al punto che sull’antiberlusconismo si potrebbe anche mettere in piedi un nuovo arco parlamentare, un nuovo patto. Non si possono costruire identità in negativo? La solita domanda: in che Italia vivete? La mia è nata antifascista e per molti anni se l‘è cavata decentemente. L’antiberlusconismo è un antifascismo aggiornato ai tempi, io lo sostengo.

Chi è andato in piazza sabato scorso vestito di viola deve essere ringraziato. Anche io, come Leonardo, mi scuso per aver snobbato quella manifestazione. A me non interessa che Berlusconi vada in galera, non ho il desiderio di vederlo cadere in modo violento e doloroso, e addirittura posso anche capire chi in passato ha creduto che lui potesse essere l’uomo giusto per rinnovare questo paese. Ma da qualche anno le cose sono fin troppo chiare. Berlusconi ha una maggioranza schiacciante, eppure non prende nessuna decisione. Berlusconi avrebbe i numeri per realizzare riforme necessarie anche se impopolari, ma si guarda bene anche solo dal proporle. Berlusconi dice di avere il consenso del 70% degli italiani, eppure sembra che la seconda cosa che lo preoccupa sia cercare conferma di questo consenso (la prima cosa che lo preoccupa sappiamo tutti qual‘è).

E guardate che nessuno, davvero, nessuno crede che una volta saltato il Tappo i problemi finiranno. No, sarà solo l’inizio. E se non stiamo attenti, dopo sarà persino peggio: ci sono sinistri rumori in sottofondo, c‘è gente odiosa che scalda i motori. Ma il fronte adesso è quello: non ci sarà mai né meglio né peggio, finché l’Italia gira intorno a Lui. E no, non siamo stati noi a fargli girare l’Italia intorno.

A Berlusconi non interessa governare il paese, gli interessa invece dimostrare ogni giorno che gli italiani lo amano e lo vogliono lì al suo posto di comando. Ha capito da tempo che accentuare i conflitti tra poteri e categorie politiche che appartenevano ai nostri nonni è decisivo per rafforzare il suo ruolo di leader. Accusa i magistrati suoi persecutori, grida contro i comunisti. Sa bene che molti italiani, più ancora che amare lui, odiano la sinistra – che paradossalmente è percepita da una parte del paese come un insieme di fannulloni, studenti, drogati, intellettuali, artisti parassiti, “insomma non ce n‘è uno che lavora!”. Questo odio non è tutto merito di Berlusconi, ma qui dovremmo iniziare un altro discorso. Lui ha sempre cavalcato questa onda con grande successo, fin dalla sua prima leggendaria discesa in campo, e non smetterà di farlo. Per non parlare di tutti quegli italiani che hanno avuto a che fare con la giustizia. Loro sì che lo capiscono, quando parla dei giudici (ed alcuni hanno le loro ragioni).

Se Berlusconi desiderasse il bene del paese, si sarebbe già fatto da parte. Non pretendo che sia il suo obiettivo principale, ma se anche solo al ventesimo posto della sua lista di cose da fare ci fosse il bene dell’Italia, già da anni si sarebbe ritirato dalla politica. Però questo non succederai mai, ormai l’abbiamo capito.

Per questo essere contro di lui è una cosa di cui essere orgogliosi in questi anni in Italia. E la prossima volta non pretendiamo motivazioni più alte e più specifiche per scendere in piazza. L’antiberlusconismo è una motivazione nobilissima e più che sufficiente per muoversi. Forse anche per governare.

6 novembre 2009

Per quanto riguarda i crocefissi...

… direi che quelli che li vogliono togliere dalle scuole perché dicono di sentirsi offesi dalla presenza di una croce di legno appesa al muro mi stanno sulle palle tanto quanto quelli che in questi casi indossano la divisa da crociato e con orgoglio scendono nel campo di battaglia per difendere la patria, l’identità nazionale, la tradizione, la religione e già che ci sono anche la famiglia.

Fanatici tutti e due. E i fanatici non mi sono mai piaciuti. Io sono con quelli che se ne fregano. Visto che i crocefissi sono lì da tempo immemorabile e visto che molta gente ci tiene ancora tanto, lasciamoli al loro posto e torniamo ad occuparci di cose più serie. O anche meno serie. E questo, più o meno, è anche il mio atteggiamento nei confronti della religione.

29 ottobre 2009

E' il ridicolo che ci spaventa

Cosa dire sul caso Marrazzo? Che l’unico modo che Marrazzo aveva per uscire a testa alta da questa brutta storia di sesso e ricatti era dire qualcosa del genere (cito Malvino):

A me piacciono i trans – avrebbe dovuto dire – e ogni tanto, quando mi va, vado a letto con uno di loro”. Pagandolo? “Non sono contro la prostituzione – avrebbe dovuto dire – e penso che ciascuno sia libero di vendere il proprio corpo, se è maggiorenne e non vi è costretto”. Ma andare a letto con un trans… “Non consento ad alcuno di giudicare i miei gusti sessuali – avrebbe dovuto dire – e tanto meno di criminalizzarli, perché vado a letto con individui maggiorenni e consenzienti. Fatti miei, è il mio privato”. E allora perché venircelo a raccontare? “Perché non mi ritengo ricattabile – avrebbe dovuto dire – e oggi mi hanno chiesto del denaro in cambio del silenzio su quanto ho qui rivelato”. Piero Marrazzo non l’ha fatto: si è ritenuto ricattabile e ha pagato i suoi ricattatori.

Perché non ha detto queste cose? Probabilmente perché sperava fino all’ultimo che questa vicenda potesse rimanere nascosta. Ma anche in quel caso, valeva la pena subire un ricatto così umiliante per tutti quei mesi?

Purtroppo, quello che ha reso Marrazzo debole – e che rende deboli tutti noi, all’occasione – è la paura del giudizio degli altri, anche di pochi altri. Ma non la paura di essere giudicati cattivi. Quello non fa paura a nessuno, ed anzi può aggiungere un certo fascino al nostro personaggio, almeno agli occhi di adolescenti che non sanno niente del mondo. Cos‘è che ci fa paura, allora? Il RIDICOLO, ecco cosa ci fa paura.

Sono sicuro che Marrazzo non abbia mai sentito nel suo intimo che andare con un trans fosse sbagliato (tradire la moglie magari sì, ma con trans o con donne fa poca differenza).
Ma, essendo un uomo di una certa età, il povero Marrazzo deve aver percepito benissimo quanto il sesso con un transessuale potesse apparire ridicolo agli occhi di molta gente. Di quasi tutta, diciamolo pure, che anche i più emancipati una risatina se la fanno, in questi casi. Si è immaginato tutte le battute e le risate che sarebbero seguite alla semplice pronuncia del suo nome, ed ha avuto paura.

12 marzo 2009

Dei delitti e delle pene

Il giornalista iracheno che il 14 dicembre scorso aveva tirato due scarpe contro Bush, mancandolo di poco, è stato condannato oggi a 3 anni di carcere.

Non vale la pena discutere se il giornalista abbia fatto bene o male a tirare le sue scarpe contro Bush. Diciamo pure che è stata una inutile cazzata. Quello che mi colpisce e che mi fa star male in questa vicenda è la sproporzione della pena e l’assenza di una giustizia degna di questo nome.

Un uomo verrà privato per tre anni della propria libertà perché ha tirato due scarpe contro un altro uomo. Io lo trovo osceno. Ed il sistema giudiziario iracheno non sembra quello di un paese moderno e democratico come l’Iraq dovrebbe cominciare ad essere.

8 luglio 2008

Buoni o cattivi non è la fine

Il leader dei Conservatori inglesi David Cameron ha detto questo (copio e incollo da Leibniz):

We as a society have been far too sensitive. In order to avoid injury to people’s feelings, in order to avoid appearing judgemental, we have failed to say what needs to be said. We have seen a decades-long erosion of responsibility, of social virtue, of self-discipline, respect for others, deferring gratification instead of instant gratification.
Instead we prefer moral neutrality, a refusal to make judgments about what is good and bad behaviour, right and wrong behaviour. Bad. Good. Right. Wrong. These are words that our political system and our public sector scarcely dare use any more. Of course as soon as a politician says this there is a clamour – “but what about all of you?” And let me say now, yes, we are human, flawed and frequently screw up.
Our relationships crack up, our marriages break down, we fail as parents and as citizens just like everyone else. But if the result of this is a stultifying silence about things that really matter, we re-double the failure. Refusing to use these words – right and wrong – means a denial of personal responsibility and the concept of a moral choice.

E sapete che c‘è? Che mi sembrano parole giuste e opportune, di questi tempi. E penso che David Cameron è un grande leader, e anche giovane. Se ci fosse in Italia uno che vale la metà, anzi diciamo due terzi, lo voterei. Forse.

Poi penso che in realtà non facciamo altro che oscillare continuamente, cambiamo posizione come chi non riesce a prendere sonno, e ogni volta che la cambiamo troviamo un po’ di sollievo. Ma dura poco. Tra qualche anno, quando saranno in troppi i presuntuosi che crederanno di sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato e non perderanno occasione di dirlo pubblicamente , qualcuno dirà forte e chiaro che è il momento di smetterla con questa presunzione, che non facciamo altro che giudicare, che tutti credono di sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato, e di avere il diritto di dirlo. E che è arrivato invece il momento sospendere il giudizio e di cercare di comprendere. E dirà una cosa giusta.

Lo dico subito, anzi: “Cercate di comprendere gli altri, invece di giudicarli.”

“Ma che c’entra? Io sto parlando del non aver paura di assumersi la responsabilità di prendere una posizione su temi importanti. Di dire ciò che è giusto o sbagliato, buono o cattivo, non di giudicare gli altri.” direbbe David Cameron.

“D’accordo, ma Gesù, per dirne uno, diceva di non giudicare. Non giudicate e non sarete giudicati, ecc. ecc. E il saggio sa di non sapere niente. Figuriamoci se sa cosa è giusto, e cosa non lo è.”

“Gesù, quand’era il momento, se la prendeva coi ricchi, o con i farisei. E giudicava eccome. E in pratica non faceva altro che dire cosa è giusto e cosa no. Più che altro cosa no, che è più facile” direbbe Cameron.

“Hm hm”, direi io. “Devo rifletterci.”

Devo rifletterci, sì.

Questo Cameron è un osso duro. Una sua versione immaginaria è riuscita a farmi cadere in contraddizione in pochi secondi. O forse era Jesus ad essere in contraddizione?

In ogni caso, non finisce qui.

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