8 luglio 2008

Buoni o cattivi non è la fine

Il leader dei Conservatori inglesi David Cameron ha detto questo (copio e incollo da Leibniz):

We as a society have been far too sensitive. In order to avoid injury to people’s feelings, in order to avoid appearing judgemental, we have failed to say what needs to be said. We have seen a decades-long erosion of responsibility, of social virtue, of self-discipline, respect for others, deferring gratification instead of instant gratification.
Instead we prefer moral neutrality, a refusal to make judgments about what is good and bad behaviour, right and wrong behaviour. Bad. Good. Right. Wrong. These are words that our political system and our public sector scarcely dare use any more. Of course as soon as a politician says this there is a clamour – “but what about all of you?” And let me say now, yes, we are human, flawed and frequently screw up.
Our relationships crack up, our marriages break down, we fail as parents and as citizens just like everyone else. But if the result of this is a stultifying silence about things that really matter, we re-double the failure. Refusing to use these words – right and wrong – means a denial of personal responsibility and the concept of a moral choice.

E sapete che c‘è? Che mi sembrano parole giuste e opportune, di questi tempi. E penso che David Cameron è un grande leader, e anche giovane. Se ci fosse in Italia uno che vale la metà, anzi diciamo due terzi, lo voterei. Forse.

Poi penso che in realtà non facciamo altro che oscillare continuamente, cambiamo posizione come chi non riesce a prendere sonno, e ogni volta che la cambiamo troviamo un po’ di sollievo. Ma dura poco. Tra qualche anno, quando saranno in troppi i presuntuosi che crederanno di sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato e non perderanno occasione di dirlo pubblicamente , qualcuno dirà forte e chiaro che è il momento di smetterla con questa presunzione, che non facciamo altro che giudicare, che tutti credono di sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato, e di avere il diritto di dirlo. E che è arrivato invece il momento sospendere il giudizio e di cercare di comprendere. E dirà una cosa giusta.

Lo dico subito, anzi: “Cercate di comprendere gli altri, invece di giudicarli.”

“Ma che c’entra? Io sto parlando del non aver paura di assumersi la responsabilità di prendere una posizione su temi importanti. Di dire ciò che è giusto o sbagliato, buono o cattivo, non di giudicare gli altri.” direbbe David Cameron.

“D’accordo, ma Gesù, per dirne uno, diceva di non giudicare. Non giudicate e non sarete giudicati, ecc. ecc. E il saggio sa di non sapere niente. Figuriamoci se sa cosa è giusto, e cosa non lo è.”

“Gesù, quand’era il momento, se la prendeva coi ricchi, o con i farisei. E giudicava eccome. E in pratica non faceva altro che dire cosa è giusto e cosa no. Più che altro cosa no, che è più facile” direbbe Cameron.

“Hm hm”, direi io. “Devo rifletterci.”

Devo rifletterci, sì.

Questo Cameron è un osso duro. Una sua versione immaginaria è riuscita a farmi cadere in contraddizione in pochi secondi. O forse era Jesus ad essere in contraddizione?

In ogni caso, non finisce qui.

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