9 ottobre 2008

Sì, sì, mo' me lo segno.

C‘è un grande affluenza su Facebook, ultimamente. Devono averne parlato al telegiornale, o qualcosa di simile. Gente che non vedevo da 15 anni, o anche più, mi ha chiesto amicizia. E tramite loro sono entrato in contatto con un gran numero di studenti della mia vecchia scuola. Mi ha fatto piacere salutare persone che mi ricordano un bellissimo periodo. Le foto però sono un po’ inquietanti. Molti uomini sono diventati pelati, o grassi. O entrambe le cose. Le donne, sembrano le loro stesse zie (non tutte, alcune sono più in forma che mai, ma insomma l’impressione generale non è buona).

Gli anni passano, insomma. Grazie al cazzo, direte voi. E’ la considerazione più banale che ci sia, ma anche la più terribile, se ci pensate per bene. Qualche anno dopo i trenta, diventa chiaro che non c‘è scampo. Ripeto: non c‘è scampo. Il tempo è poco. Accorgersene è brutto.

Ci vuole un grande poeta per sopportare meglio tutto questo, e poi dimenticarsene.

Udir come le schiatte si disfanno Non ti parrà nuova cosa né forte Poscia che le citladi termine hanno Le vostre cose tutte hanno lor morte Si come voi ma celasi in alcuna Che dura molto e le vite son corte
La Divina Commedia di Dante Alighieri

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