25 febbraio 2008
Visto da qui
Ho letto questo articolo sul blog di Luca Sofri, ed ho pensato di scrivere una cosa a cui rifletto da tempo, riguardo a quando inizia la vita, chi è una persona e chi non lo è, e così via.
Io sono convinto che a noi esseri umani in fondo non interessi “la vita” di per sé, né le persone in generale.
A noi interessano gli individui. E ci interessano se li conosciamo almeno un po’, anche da lontano. Cioè se conosciamo almeno una piccola parte della loro storia.
Per questo ci può provocare maggiore turbamento la morte del bravissimo attore protagonista di Brokeback Mountain, di cui avevamo almeno intravisto il talento, che non la notizia di altri 40 morti a Bagdad (che purtroppo sono solo un numero, visti da qui).
Addirittura, rispetto ai 40 morti di Bagdad, ci fa soffrire di più l’esecuzione dei soldati in Orizzonti di Gloria, o il suicidio di Anna Karenina. Perché, appunto, sono degli individui, hanno una storia, anche se inventata, e hanno dei sentimenti in cui ci riconosciamo.
Un feto non può corrispondere a queste caratteristiche, almeno per me.
E’ possibile che esista qualcuno che vede il feto come un proprio simile, che lo sente davvero come un individuo.
Ma di certo un feto, visto da qui, non ha una storia nella quale ci possiamo identificare.
Qundi vedo con sospetto quelli che, senza esserne direttamente coinvolti, dicono di essere turbati dagli aborti degli altri.
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